Elezioni 2013: Berlusconi non si decide, Alemanno vuole fare il Renzi

Mentre Berlusconi è indeciso sulla ricandidatura, il sindaco di Roma punta a rottamare il Pdl

di guido

Il vertice serale del Pdl, terminato a tarda notte, non ha dato certezze sul futuro del partito, se non quella che Silvio Berlusconi non ha ancora deciso che fare. Continua il balletto sulla sua candidatura alle prossime elezioni: cedo il passo ad Alfano; no, mi ricandido; ci devo pensare; aspettiamo la legge elettorale. Adesso il Cavaliere non è più convinto di voler tornare in campo, e sicuramente non lo farà adesso che il Pdl si è impantanato del Laziogate. Berlusconi ha ben chiara la necessità di cambiare il Pdl, a maggior ragione dopo lo scandalo che ha portato alla caduta della giunta Polverini. E proprio sullo scandalo del Lazio si è avuto il confronto più duro con gli ex-An (che nel Lazio l’hanno sempre fatta da padroni) guidati dal sindaco di Roma Alemanno.

Proprio Alemanno negli ultimi giorni è protagonista di alcune manovre che hanno indispettito Berlusconi e gli uomini a lui vicini. Innanzitutto la pressante richiesta di primarie, sia per la Regione Lazio che per la candidatura a premier: il Cavaliere sospetta che Alemanno voglia diventare un “Renzi di destra” e scendere in campo per rottamare il Pdl, cosa che gli garantirebbe anche una onorevole exit-strategy dal Campidoglio.

Alemanno preme per un election day che accorpi elezioni regionali e comunali tra gennaio e febbraio, e per realizzarlo starebbe pensando a dimettersi da sindaco entro la fine di ottobre, prendendo a pretesto la mancata approvazione del bilancio. A questo sarebbe servita una cena con il capogruppo PD in Campidoglio Umberto Marroni, che gli avrebbe assicurato una opposizione durissima alla legge di bilancio, opposizione che faciliterebbe le dimissioni di Alemanno. La strategia del sindaco è questa: l’election day a gennaio-febbraio si concretizzerebbe in una disfatta del centro-destra, e lui avrebbe gioco facile a guidare gli ex-An alla scissione dal Pdl o a candidarsi come nuovo leader del partito alle primarie.

Berlusconi non ha intenzione di stare al gioco, ma non ha una strategia alternativa. Sfumata la ridiscesa in campo, ha deciso che “non è il momento di parlare”. I bene informati lo danno furioso con gli ex-An per lo scandalo Fiorito e le faide interne al Pdl (consigliato in questo da Tajani, tornato prepotentemente nelle grazie del Cav): a questo punto l’idea è quella di “spacchettare” il Pdl, lasciar uscire gli ex An e presentarsi con una lista personale, magari affiancato da nomi nuovi, se proprio deciderà di candidarsi. E in più vorrebbe un election day che accorpi regionali, comunali e politiche: ma il ministro Cancellieri ha detto che nel Lazio si deve votare entro 90 giorni, e anche se la decisione finale spetta alla giunta uscente sembra improbabile che da gennaio si slitti fino a marzo-aprile.

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