Le regole delle primarie. E la reazione di Renzi

Il rottamatore non ci sta: “Non capisco perché non vadano bene le regole del passato”

Ancora non si sa quando si voterà per le primarie del centrosinistra, ma la data papabile sembra essere il 25 novembre. E sarà meglio che non ci siano ulteriori ritardi, perché poi chi queste primarie le vincerà dovrà anche avere il tempo di affrontare una campagna elettorale. Ma insomma, ci siamo. I contendenti sono schierati, il giorno fatidico è stato (più o meno) deciso e adesso ci sono anche le regole della competizione. Quali sono?

Partiamo dalle norme fondamentali, ci sarà l’albo degli elettori e ci sarà il doppio turno. La prima per evitare infiltrati e la seconda perché il vincitore abbia la legittimazione che solo ricevere il 50+1% di voti garantisce. Il problema, però, è che queste norme sono chiaramente a vantaggio di Bersani e penalizzano Renzi. Perché? Renzi va a caccia dei voti dei pidiellini delusi, ma sarà difficile convincerli a firmare un albo degli elettori i cui nomi diventerannno pubblici in quanto ‘sostenitori del centrosinistra’. Secondo: il doppio turno. Nel momento in cui la sfida sarà a due (probabilmente Renzi vs Bersani) è difficile immaginare che il segretario Pd non riesca a prevalere, chiamando a raccolta tutte le anime più tradizionali della sinistra. E infatti Renzi non ci sta:

“Non capisco perché non vadano bene le regole del passato, quelle che andavano bene quando hanno vinto Prodi, Veltroni, Bersani. Mi pare un errore inserire il ballottaggio (alle primarie chi arriva primo vince; non e’ che dopo aver vinto, poi, c’e’ la gara di ritorno). Mi pare un errore grave immaginare un ballottaggio in cui possa votare solo chi ha votato al primo turno (e se la prima domenica ti ammali?). Mi pare un errore cercare di restringere la partecipazione: in tutto il mondo la sinistra allarga il campo della partecipazione e la destra restringe”.

Le regole del passato non vanno più bene perché per Prodi e Veltroni più che di primarie, si trattò di plebiscito. Adesso la corsa è vera. Ma il rottamatore, comunque, non ha tutti i torti. Anche se dalle parti dei democratici ‘allineati’ – nella persona di Nico Stumpo, responsabile organizzazione della segreteria del Pd – gli si fa notare che altre regole sono state cambiate per dargli la possibilità di partecipare, visto che secondo lo statuto il segretario del partito è il suo candidato premier alle primarie.

“Vedo che Renzi chiede con insistenza perché si devono cambiare le regole. Vorrei fargli notare sommessamente che sabato riuniamo l’Assemblea nazionale del Pd per cambiare la regola dello Statuto in modo da consentirgli di candidarsi alle primarie

Queste le due regole che hanno generato discordia, ma non sono le uniche che definiscono il campo. L’altra norma fondamentale è il patto di coalizione tra le forze che partecipano: ovvero, chi perde sostiene lealmente chi vince. No a strappi dopo le primarie. Per evitare che si ripeta quello che si è visto a Palermo, quando Leoluca Orlando si candidò nonostante ci fosse già un candidato del centrosinistra scelto con le primarie, ovvero Fabrizio Ferrandelli.

I Video di Blogo