Roberto Saviano, le offese di Emilio Fede e un libro contro Gomorra: merita il Nobel?

Secondo Emilio Fede, che sopra sentiamo battibeccare a Radio Radio insieme ad Arianna Ciccone, Roberto Saviano non è un eroe, un simbolo della lotta all’antimafia. Il direttore del Tg4 si spinge ben oltre, manifestando fastidio dinanzi all’insistenza di chi gli chiede conto del suo astio così palpabile nei confronti dello scrittore. A differenza di Emilio Fede, per Dario Fo l’autore di Gomorra dovrebbe

Secondo Emilio Fede, che sopra sentiamo battibeccare a Radio Radio insieme ad Arianna CicconeRoberto Saviano non è un eroe, un simbolo della lotta all'antimafia. Il direttore del Tg4 si spinge ben oltre, manifestando fastidio dinanzi all'insistenza di chi gli chiede conto del suo astio così palpabile nei confronti dello scrittore. A differenza di Emilio Fede, per Dario Fo l'autore di Gomorra dovrebbe essere insignito del premio Nobel: "Il Nobel a Saviano? Non dovrei dirlo, ma a questo punto bisogna mettere giù le carte: ho scritto una lettera piuttosto vasta, dando indicazioni e ho mandato pure i suoi libri a Stoccolma".

La lotta alla mafia è sempre stata prerogativa di sinistra da dove, da sempre, erano bandite le critiche a Saviano. Squarcia il velo di silenzio Alessandro Dal Lago, sociologo dell’università di Genova, con un saggio pubblicato da manifestolibriEroi di carta. Il caso Gomorra e altre epopee. Un libro che smonta pezzo dopo pezzo il successo editoriale e quasi religioso costruito intorno allo scrittore campano.

Scrive Mario Porqueddu sul Corriere, ripreso da Altri Mondi:

Non si salva quasi nulla: condannato lo stile, l'impianto narrativo, l'uso di una prima persona che è di volta in volta io-narrante, io-autore e io-reale, e la confusione che questo genera nel lettore, utile a un processo di identificazione totale fra chi scrive e il pubblico, e quindi alla nascita dell'«eroe-scrittore». 

Altrettanto severo l'esame su quanto è accaduto dopo l'uscita di Gomorra e la sfida lanciata da Saviano ai boss nel settembre 2006 a Casal di Principe: perché da allora Saviano è diventato un simbolo, il cavaliere che si batte contro il Male, icona perfetta in un Paese dove – dice Dal Lago- grazie a un altro Cavaliere, molto di ciò che succede, e anche l'agenda politica, «è tradotto in chiave di contrapposizione simbolica». Insomma, Saviano (quasi) come Berlusconi? Nella società della comunicazione «il popolo esiste solo in quanto assiste, quando applaude lo spettacolo messo in scena». A quel punto, che si tratti di Porta a Porta o Anno Zero, di Berlusconi o Saviano, fa poca differenza. «Il popolo oggi è berlusconiano per definizione- scrive Dal Lago -. Perché apprezza le proposte politiche del Cavaliere e perché si riconosce nella cultura che egli ha creato». Ma di quella cultura anche Saviano è in qualche modo prodotto e artefice. Riassumendo: scrittore sopravvalutato, eroe di carta, portato alla semplificazione invece che a cimentarsi con la complessità, moralista, vanesio e nazional-mediale (evoluzione di nazional-popolare). 

E voi vorreste dare il Nobel a Roberto Saviano?