Eccoli, i “visi neri”. Scoppia la questione razziale?

Si può far finta di non vedere e non udire. Ma in Italia la “questione razziale” c’è. Mentre il governo scrolla irresponsabilmente l’albero sempre ricco di frutti (consenso e voti) della “sicurezza” giocando con i “soldatini” e con le puttane di strada, ieri nel centro di Milano, hanno fatto apparizione i “visi neri”. Chi sono?

Si può far finta di non vedere e non udire. Ma in Italia la “questione razziale” c’è. Mentre il governo scrolla irresponsabilmente l’albero sempre ricco di frutti (consenso e voti) della “sicurezza” giocando con i “soldatini” e con le puttane di strada, ieri nel centro di Milano, hanno fatto apparizione i “visi neri”.

Chi sono? Ragazzi italiani come altri ragazzi italiani dal “viso bianco” che però per la prima volta uniti e incazzati, a San Babila hanno gridato il loro inquietante e inequivocabile: “Bianchi vi odiamo”.

Sono gli immigrati – “100 per cento neri” recitava una t shirt griffata – di seconda generazione, che hanno voluto dimostrare la loro “realtà”, manifestando per Abdul, il ragazzo originario del Burkina Faso ammazzato a sprangate da un padre e un figlio italiani ai quali aveva rubato un pacchetto di biscotti in un negozio nei pressi della stazione centrale.

Abdul non c’entra. La protesta dei “visi neri” non finirà lì. In Italia sono in troppi, a cominciare dal governo, a tirare la corda. Si continua ad accendere zolfanelli dentro una raffineria di petrolio.

E’ lontana l’America di Obama. Qui c’è l’Italia casareccia della “tolleranza zero” del leghista Maroni e delle sparate del Cavaliere premier. I mortaretti, gettati sulle fiamme, scoppiano. Prima o poi.

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