Recensioni: la rockstar Obama e tutte le guerre di Maverick McCain

Utet è arrivata da qualche tempo in libreria con due biografie sui candidati alle presidenziali:“Barack Obama: la rockstar della politica americana” di Guido Moltedo e Marilisa Palumbo, e “John McCain: tutte le guerre di Maverick” di Federico Leoni, Moreno Marinozzi e Daniele Moretti. Entrambe le opere attingono molto dai volumi scritti dagli stessi candidati, il


Utet è arrivata da qualche tempo in libreria con due biografie sui candidati alle presidenziali:“Barack Obama: la rockstar della politica americana” di Guido Moltedo e Marilisa Palumbo, e “John McCain: tutte le guerre di Maverick” di Federico Leoni, Moreno Marinozzi e Daniele Moretti. Entrambe le opere attingono molto dai volumi scritti dagli stessi candidati, il quale torrenziale ego – e le necessità del marketing politico, va da sè – ha portato nel corso degli anni a vergare tomi come, nel caso di McCain “Faith of My Fathers”, o in quello di Obama “Dreams of My Father”.

Personalmente ho trovato più interessante il volume su McCain, soprattutto la parte iniziale, in cui si racconta della sua dinasty: nato in una famiglia in cui il nonno Slew era una leggenda della Marina Militare, figlio di un altro pezzo grosso, era il classico figlio che non avrebbe mai potuto competere con chi lo aveva preceduto. Infatti alle onde, preferisce il cielo: sale a bordo di un aereo. Sappiamo tutti come finì.

continuò l’attività di combattimento fino al 26 ottobre 1967, quando il suo aereo A-4 Skyhawk venne abbattuto da un missile della contraerea vietnamita durante un’azione bellica sopra Hanoi. McCain si ruppe entrambe le braccia ed una gamba durante l’espulsione d’emergenza, ed atterrò col suo paracadute in un piccolo laghetto della capitale, dove, dopo essere quasi annegato, venne estratto da una folla inferocita, che cercò di linciarlo, rompendogli una spalla e ferendolo a colpi di baionetta alla caviglia ed all’inguine

La biografia di Obama, invece, per quanto radicalmente opposta a quella di McCain, un uomo che ha fatto del cursus honorum del buon patriota americano il suo stilema, è forse ancora più americana. Il meticciato, la frontiera, l’aprirsi ad una cultura altra: non è roba da poco, anche se sembrano e sono formule trite e ritrite. Curiosi i retroscena sul secondo nome di Obama, Hussein, utilizzato, insieme all’assonanza Obama-Osama, dagli anchorman più conservatori per fare ironie da terza elementare. Una redazione un giorno chiama l’ufficio stampa di Obama, quando non era ancora una rockstar planetaria. “Scusi, potrebbe dirmi come si scrive il secondo nome di Obama?”. Risposta:”Come quello di Saddam”. Argh.