Giustizia, Ceccanti (Pd) a PolisBlog: “Riforma necessaria”

Tempo fa il Giornale ha scritto che “c’è un deputato del Pd, Ceccanti, che passa più tempo a scrivere mail con quello che fa in Parlamento, che in Parlamento”. Una cattiveria. Lui, Stefano Ceccanti, in verità è un apprezzato docente di diritto pubblico comparato arruolato nella politica da Walter Veltroni nell’ambito delle ultime elezioni. Altro

Tempo fa il Giornale ha scritto che “c’è un deputato del Pd, Ceccanti, che passa più tempo a scrivere mail con quello che fa in Parlamento, che in Parlamento”. Una cattiveria. Lui, Stefano Ceccanti, in verità è un apprezzato docente di diritto pubblico comparato arruolato nella politica da Walter Veltroni nell’ambito delle ultime elezioni. Altro che geek. Con PoliBlog, in questo colloquio, parla di giustizia e Pd.

Professor Ceccanti, sulla riforma della giustizia il Pd da che parte sta? Un’intesa con la maggioranza è possibile?
“Il Pd sta dalla parte dei cittadini, i quali non sono interessati più di tanto né ad una polemica ideologica tra giustizia e politica né alle vicende giudiziaria personali di qualche potente. I cittadini si accorgono soprattutto che il sistema così com’è non funziona, soprattutto per i tempi abnormi dei processi. Il Pd formula quindi le proprie proposte con questa logica, le eventuali intese dipendono dalla convergenza su questo approccio e sulle sue conseguenze. Per un verso è impensabile ridurre l’indipendenza dei pubblici ministeri o comprimere le intercettazioni telefoniche a un numero minore dei reati; per altro verso non si può accettare la logica secondo cui finché c’è Berlusconi va mantenuto lo status quo”.

Quali sono le priorità?
“La priorità è soprattutto quella dell’abbattimento dei tempi, visto che nonostante la riforma costituzionale sul giusto processo siamo ancora ripetutamente condannati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.Le procedure sono troppo lente e i servizi amministrativi sfuggono al principio di responsabilità: queste sono le due vere urgenze. Risolte queste si può pensare a articolare il Csm in due sezioni (una per i giudici e una per i pm) e a ragionare su modelli di separazione delle funzioni tra accusa e giudici che non comportino un asservimento all’esecutivo”.

Lei che è un noto costituzionalista, firmerà il referendum abrogativo di Di Pietro contro il Lodo Alfano?
“Dal momento che le firme non si potranno raccogliere per legge fino all’aprile 2009 non capisco perché dovremmo prendere posizione in questo momento, anche perché ritengo che la norma potrebbe cadere prima con sentenza della Corte costituzionale. Contro una legge, se la riteniamo incostituzionale, come personalmente credo, si attende la Corte. Caduta quella grave scorciatoia si dovrà riflettere sull’equilibrio tra magistratura e politica che la soppressione dell’autorizzazione a procedere ha squilibrato, ma a sua volta quelal scelta fu una reazione a uno squilibrio in senso inverso, di auto-assoluzione costante della politica”.

Il Pd sembra in caduta libera a leggere i sondaggi di questi giorni. Cosa c’è che non va?
“Non confondiamo un dibattito estivo, fatto di sensazionalismi e malumori, con una realtà completa. C’è bisogno di un salto di qualità misurandoci sui tempi necessari, quelli dell’intera legislatura. Non ci sono facili scorciatoie e il rapporto col Paese era ben più logorato già prima delle primarie del 14 ottobre e delle elezioni”.

La manifestazione del 25 ottobre potrà segnare davvero una svolta nella vita del partito come in quella del Paese?
“La svolta non può essere affidata a un solo passaggio perché si tratta di un lavoro profondo e continuo. I singoli passaggi sono importanti e certo lo è una mobilitazione di massa, anche per le evidenti ricadute simboliche, anche se non va sottovalutato il peso di altre iniziative più ristrette, come la scuola di formazione di questi giorni. Il 25 ottobre è un passaggio importante, ma l’ora x non esiste”.

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