Bluefields, Nicaragua: la cocaina arriva dal mare

Se a Roma come a Milano, secondo una ricerca del CNR terminata nel 2006, la si respira nell’aria e ne sono anche state trovate tracce anche ne Tevere, a Bluefields, in Nicaragua, la coca arriva direttamente dal mare. Non si tratta di semplici tracce di particelle di coca presenti nell’aria o nell’acqua, bensì di pacchi

di gaetano

Se a Roma come a Milano, secondo una ricerca del CNR terminata nel 2006, la si respira nell’aria e ne sono anche state trovate tracce anche ne Tevere, a Bluefields, in Nicaragua, la coca arriva direttamente dal mare. Non si tratta di semplici tracce di particelle di coca presenti nell’aria o nell’acqua, bensì di pacchi ben confezionati di 35 kg. Stupefacente di ottima qualità, per un valore di circa 100mila dollari l’uno.

Così in questo paesino sperduto, dimenticato da tutti e popolato da poveri pescatori di aragoste, si aprono nuove piste di guadagno. Stanno tutti a scrutare l’orizzonte in attesa di avvistare pacchi di droga cullati dalle onde. Succede che Bluefield è sulle rotte del narcotraffico navale e che i narcos, quando sono intercettati dalla polizia, buttano a mare il loro carico, per la gioia dei locali.

Ovviamente nessuno si preoccupa di tornare a prendere il prezioso carico, un po’ perché percentuali di perdita di cocaina sono già contabilizzate dai narcotrafficanti, un po’ perché andarli a recuperare costituisce un rischio. La morale ricorda un po’ una vecchia canzone che diceva “all’ombra dell’ultimo sole s’era assopito un pescatore e aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso”. Nella canzone ci sono pure l’assassino ed i gendarmi: ma qui i banditi non tornano, i gendarmi non arrivano e i pescatori sorridono di più.

Fonte: Corriere.it