Il volo di Vladimir Yashchenko, l’ultimo grande ventralista della storia

La biografia dedicata all’atleta dell’ex Unione Sovietica

di antonio

Ho visto coi miei occhi saltare in alto
due metri e 35 centimetri
Ventrale
A Vladimir Yashchenko
Non so se ci siamo spiegati.

Una canzone fuori dagli schemi per un grande atleta… fuori dagli schemi. Vladimir Yashchenko è stato un atleta sovietico, dal 1992 ucraino, che impressionò per la sua formidabile capacità di compiere salti in alto utilizzando lo stile ventrale. Una tecnica in cui il saltatore superava l’asta guardando verso il basso, sostituita dal più moderno “stile Fosbury”, attualmente utilizzato dalla totalità dei saltatori. Vladimir Yashchenko (o Jaščenko) conquistò la medaglia d’oro ai Campionati europei indoor di Milano il 12 marzo 1978, fissando il nuovo record mondiale a 2,35 m, massima misura raggiunta con questa tecnica. Un’impresa che a distanza di anni è stata ricordata dagli Offlaga Disco Pax, a cui hanno dedicato un brano dal testo sui generis, come da tradizione della band emiliana.

Ma la storia di Vladimir Ilych Yashchenko (Volodja per gli amici), anche fuori dalla pista di atletica, è costellata di capitoli inconsueti e stravaganti per uno sportivo della ferrea Unione Sovietica. Il suo gradevole aspetto fisico, l’anticonformismo genuino e una malcelata insofferenza verso le regole, catturavano l’attenzione di giornalisti e… donne. Non disdegnava alcol e sigarette, non amava particolarmente le relazioni durature con il gentil sesso. Tuttavia, la sua dote principale risiedeva nei muscoli e nelle articolazioni delle sue gambe. L’esplosività, l’elasticità e la forza dei suoi arti inferiori suscitarono nientemeno che l’interesse degli scienziati aerospaziali sovietici.

Yashchenko migliorò salto dopo salto e quando superò i 2,35 m La Gazzetta dello Sport titolò con “La misura di un elefante”, mentre il Corriere della Sera celebrò così il salto: “La misura di una cabina telefonica”. La sua ultima apparizione agonistica avvenne nel 1983. I 2,10 m superati a fatica sancirono la fine della sua carriera e l’inizio di un declino malinconico e inesorabile. Dopo il ritiro visse con una modesta pensione da ex atleta e non riuscì a uscire dal tunnel dell’alcolismo. Si ammalò di cirrosi epatica, e conseguentemente di tumore al fegato, e morì il 30 novembre 1999 all’età di 40 anni.

Giuseppe Ottomano e Igor’ Timohin (scrittore ucraino e amico personale del campione), raccontano la parabola sportiva e umana di Vladimir Yashchenko nel contesto brèžneviano dell’URSS di quegli anni. La biografia, intitolata “Il volo di Volodja”, è in uscita a giugno in libreria e acquistabile in prevendita su questo sito.

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