Sei Nazioni 2010 – Pensieri e parole dopo i primi 240′

Tre partite, tre vittorie di quelle che potevano venir viste come favorite, ma tre match che raccontano storie diverse. Irlanda, Inghilterra e Francia portano a casa due punti che le lanciano nell’agone della sfida per il titolo di campioni del 2010, ma sono tre successi che arrivano alla fine di tre incontri molto diversi l’uno

Tre partite, tre vittorie di quelle che potevano venir viste come favorite, ma tre match che raccontano storie diverse. Irlanda, Inghilterra e Francia portano a casa due punti che le lanciano nell'agone della sfida per il titolo di campioni del 2010, ma sono tre successi che arrivano alla fine di tre incontri molto diversi l'uno dall'altro e che mostrano stati di forma, qualità e limiti ben diversi tra le sei regine del Sei Nazioni. Vediamo i più e i meno squadra per squadra.

Italia. Bocciata alla prima, merita un 5+ di fiducia, ma nulla più. Al di là dei limiti dei singoli, dei seri problemi in mischia (ma l'Irb dovrà prima o poi mettere in chiaro le regole di questo fondamentale), dell'imbarazzante touche e dell'assenza di gioco dei trequarti, il problema di fondo è che se il manico non ci crede è dura che ci credano gli atleti. Mallett sa di avere in mano un tesoro tecnico limitato, giocatori che nell'uno contro uno sono inferiori agli avversari e che (vista anche la prova dell'Under 20) anche alle spalle c'è ben poco. Ma questo non basta a giustificare una politica solo ed esclusivamente conservativa, il "prenderne poche e basta". Bisogna saper rischiare, cercare di dare un gioco, magari semplice, magari legato solo all'abc del rugby, ma pur sempre un gioco. Quello che l'Italia non ha perché Mallett non vuole darglielo. Finita la partita Tito Tebaldi mi ha detto che era voluto (e giusto) che Gower fosse sempre dieci metri dietro di lui. Sarebbe stato giusto se Gower fosse un'apertura, ma un giocatore come Craig deve giocare a contatto con il suo mediano, deve puntare a fare il break, perché con il piede non va da nessuna parte. Bisogna provare a dare un gioco a questa Italia. La domanda è: Nick Mallett, ma soprattutto Carlo Orlandi e Alessandro Troncon sanno farlo?

Irlanda. Promossa con la sufficienza, 6, ottenuto nel primo tempo, quando i tuttiverdi vincono la partita con l'Italia. Per 40' non c'è praticamente partita, dominano in touche, vincono la sfida in mischia e nei trequarti non c'è partita. O'Gara, ma soprattutto O'Driscoll, usano il piede in maniera imbarazzante in confronto ai nostri Gower, Tebaldi e McLean e fanno la differenza. Ma, al di là della facile vittoria, quella vista a Croke Park non può essere la vera Irlanda. Troppo lenta, macchinosa per essere credibile, accetta il gioco non gioco azzurro, si adatta e il risultato è un match noioso. Dal prossimo weekend si inizia a fare sul serio e a Parigi si dovrà capire se la squadra di Declan Kidney può puntare al bis o se dovrà lasciare lo scettro.

Inghilterra. Sorprendente, merita un 7- di coraggio, ma dovrà dimostrare il suo valore settimana dopo settimana. Vince meritatamente contro un Galles folle, che va sotto, rischia di rimontare clamorosamente, poi vede AW Jones farsi buttare fuori e perdere il match. Wilkinson sembra meno solo che a novembre, la mischia regge bene e i trequarti sembrano più vivi che nel recente passato. Per Martin Johnson un'importante boccata d'ossigeno, ma fin da domenica al Flaminio non sono permessi passi falsi.

Galles. Incostante, porta a casa un 6-, ma conferma le impressioni della vigilia. Potenzialmente potrebbe anche vincere il torneo, ma al tempo stesso è capace di perdere anche un match che sta per portare a casa. Si è presentato con diverse assenze, ma ha dimostrato di poter ben figurare quando ha premuto sull'acceleratore. Paga il cartellino giallo, può essere l'ago della bilancia del torneo, ma rischia di buttare via altre occasioni d'oro.

Scozia. Soliti difetti e nuove certezze valgono un 6- con la sospensiva. Passare da Murrayfield sarà dura per tutti, e si sapeva fin dalla vigilia, ma Andy Robinson deve inventarsi in fretta qualcosa, perché i limiti storici degli highlanders si sono riproposti anche con la Francia. Buona difesa nei raggruppamenti, mischia altalenante, i grossi problemi sono nati dalle troppe palle perse nella propria metà campo, dalla difficoltà di difendere al largo, dove si sono trovati più volte in inferiorità e senza la capacità di scalare velocemente, e dall'ormai annosa incapacità di fare male. Poche occasioni, quasi mai nei 22 avversari e l'idea di non avere quel quid per marcare mete. E' però una nazionale in crescita, buone individualità e un lavoro di trincea da 10 e lode. Farà soffrire tutti.

Francia. Vince con merito, ma ha il demerito di non chiudere il match. Vale un 6+ la prestazione francese di fronte al fortino scozzese. Fatica quando il gioco si fa maschio, subisce diversi colpi (anche autoinflitti) in un match rude, butta via due mete praticamente già fatte, ma alla fine si dimostra superiore e porta a casa una vittoria importantissima. Ha ritrovato Bastareaud, ma è tutta la linea arretrata francese che quando accelera fa paura. Non è devastante come molti si aspettavano, ma è concreta e cattiva al punto giusto. Si conferma candidata al titolo, tutto si decide il prossimo weekend.