Referendum sul lavoro: prosegue la raccolta firme

Il referendum per l’abolizione delle modifiche all’articolo 18

di guido

Ne avevamo parlato a settembre, quando un gruppo eterogeneo ascrivibile alla sinistra aveva presentato in Cassazione due quesiti referendari per abrogare le modifiche all’articolo 18 e all’articolo 8 dello statuto dei lavoratori. In quel caso aveva fatto discutere la presenza di due possibili alleati del PD come Vendola e Di Pietro alla presentazione di un referendum contro una legge approvata dallo stesso PD, ma nel frattempo, nel silenzio generale, è partita la raccolta firme per trasformare le proposte in vero referendum, anche se le rigide regole in materia non permetteranno che si tenga in tempi brevi, vista la concomitanza con le elezioni politiche.

“L’otto per il diciotto”, così è stata ribattezzata la campagna, è sostenuta non solo da Idv e SEL, ma anche dai Comunisti Italiani, da Rifondazione Comunista, dai Verdi, dalla Fiom, da Cgil Lavoro e Società, la Cgil Che vogliamo, l’associazione Articolo 21 e il movimento Alba per un Soggetto politico nuovo, che sta ora confluendo nella Lista arancione “Cambiare si può” di Luigi De Magistris. La raccolta firme è iniziata ufficialmente a ottobre, ma gli organizzatori hanno lamentato l’assenza di informazione da parte dei media, protesta che si è concretizzata in una manifestazione fuori dai cancelli della Rai, contro il bavaglio messo non solo sui referendum ma anche sulle violenze contro chi manifesta in piazza per il lavoro.

Nonostante il “bavaglio” messo in atto dai mezzi di informazione (che ricorda quello, analogo, riguardante il referendum anti-casta), gli organizzatori fanno sapere dal loro sito che la raccolta firme sta procedendo bene. Solo nello stabilimento Electrolux di Treviso sono state raccolte quasi mille firme in un giorno, e oggi la raccolta proseguirà. E una spinta considerevole al numero di adesioni è stata data dalle primarie del PD e del centrosinistra: nonostante il PD abbia votato a favore delle modifiche all’articolo 18 decise dalla riforma Fornero (mentre quelle all’articolo 8 sono farina del governo Berlusconi), ai gazebo per votare il candidato premier del centrosinistra è stato possibile firmare per i referendum sul lavoro.

La presentazione dei quesiti

Dopo la foto di Vasto (Bersani, Vendola e Di Pietro) e la foto di Palazzo Chigi (Bersani, Alfano e Casini), una nuova foto mette in discussione le alleanze nel centrosinistra: è la “foto del Palazzaccio”, Vendola, Di Pietro, Ferrero, Diliberto, Bonelli e i rappresentanti della Fiom e della Cgil. È questa la squadra che ieri ha presentato in Cassazione due quesiti referendari per abolire i punti della riforma Fornero che toccano l’articolo 18. Quella stessa riforma votata dal PD.

In realtà, dei due quesiti referendari solo il primo è contro la riforma Fornero: si chiede di abrogare le modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ripristinando quindi le vecchie regole in fatto di licenziamento per giusta causa e sul reintegro dei lavoratori, sostituite dal governo Monti con un indennizzo economico. Il secondo quesito chiede invece di abrogare l’articolo 8 del decreto 138/2011 varato dal governo Berlusconi che consentono la stipula di contratti in deroga alla contrattazione collettiva nazionale. La raccolta firme partirà il 12 ottobre, e se a gennaio si saranno raggiunte le 500.000 firme si passerà a valutare la legittimità del referendum. Ma nel frattempo i due quesiti hanno scatenato la bagarre nel centrosinistra.

La situazione è questa: da un lato c’è Vendola che conferma l’alleanza con il PD e si dice disposto ad accettare l’Udc, e Di Pietro che dopo gli strappi cerca di fare pace con l’ex alleato, ma dall’altro ci sono Sel e Idv che si fanno portavoce di un referendum nettamente contrario alla linea Monti. Ovvero la linea che il PD e l’Udc dicono di voler portare avanti dopo le elezioni del 2013. Insomma, l’alleanza ancora non è partita ma già cominciano i problemi, e nel PD non l’hanno presa benissimo.

Bersani ha fatto sapere che Vendola “dovrà imparare a risolvere le controversie nella maggioranza in maniera diversa”, una dichiarazione quasi obbligata, visto che nel PD sono in molti che hanno colto la palla al balzo per chiedere di cestinare il patto con Sel, e ovviamente sostituirlo con un’alleanza con l’Udc immediata, invece della coalizione post-elettorale. Anche perché tutto questo sta avvenendo mentre Casini sembra riavvicinarsi al Pdl sulla legge elettorale, e il PD teme di trovarsi improvvisamente solo: al centro l’Udc strizza l’occhio al Pdl, a sinistra Sel e Di Pietro fanno da aggregatore per le forze radicali e per i residui della vecchia Unione. Il rischio è quello di fare come l’asino di Buridano, che non sapendo scegliere da quale sacco mangiare, morì di fame.

Foto da Twitter

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