Scozia – Si è spento Bill McLaren, the voice of rugby

Ci sono uomini che non hanno mai giocato a rugby, ma ne hanno fatto la storia. Ci sono personaggi che sono diventati leggendari raccontando le leggendarie gesta di chi, invece, si sporcava di fango, placcando, venendo placcato e marcando quella decisiva meta. Bill McLaren, classe 1923, aveva dovuto rinunciare alla carriera ovale internazionale a causa

Ci sono uomini che non hanno mai giocato a rugby, ma ne hanno fatto la storia. Ci sono personaggi che sono diventati leggendari raccontando le leggendarie gesta di chi, invece, si sporcava di fango, placcando, venendo placcato e marcando quella decisiva meta. Bill McLaren, classe 1923, aveva dovuto rinunciare alla carriera ovale internazionale a causa della tubercolosi, che non ne aveva però spento la passione per il rugby. Scozzese, commentatore tv, per tutti era semplicemente "The voice of rugby". Come Sinatra, una leggenda.

In televisione, sulla BBC, e alla radio, McLaren ha raccontato cinquant'anni di rugby con passione, competenza, conoscenza enciclopedica dell'ovale, maniacale attenzione ai dettagli. Figlio dei "Borders", nato il 16 ottobre 1923 ad Hawick, ha esordito alla radio nel 1953 commentando Scozia-Galles. Conosceva tutto dei segreti del rugby, sapeva analizzare una partita come nessun altro e, con il suo entusiasmo, era una guida per i giovani colleghi che si avvicinavano al giornalismo. Ha seguito il rugby per 49 anni, con una perizia e una professionalità che raramente si vedono nel nostro mestiere. Faceva i compiti a casa, come amava dire, quando preparava nei minimi dettagli l'incontro che avrebbe seguito il weekend successivo. Si riempiva di note, appunti, schede sui giocatori che, in verità, ormai conosceva a memoria.
The voice of rugby non ha accompagnato solo generazioni di appassionati alla scoperta dei meandri della palla ovale. Le sue telecronache, la sua competenza e passione hanno avvicinato anche molti giovani a uno sport del quale loro stessi avrebbero scritto la storia. Alla notizia della sua morte, infatti, sono tanti gli attestati che giungono dal mondo ovale. Da Chris Paterson "Sono cresciuto con le sue telecronache, lui mi ha reso questo sport bello e affascinante" a Chris Cusiter "Quando ero piccolo lui era la voce del rugby. La riconoscevi ovunque, bastavano due parole e sapevi che era lui" fino a Sir Ian McGeechan, coach dei British&Irish Lions, "Non sapremo mai quante persone Bill ha avvicinato al rugby, semplicemente con le sue cronache. Era un gentiluomo, aveva la capacità di individuare subito le potenzialità di un giocatore e i suoi commenti sono stati molto utili anche per noi coach".

Bill McLaren se ne è andato alla vigilia del Sei Nazioni. Dal 2002 non lavorava più, ma siamo sicuri che nella sua casa, ad Hawick, nel suo studio, sulla sua scrivania, ci sono gli ultimi appunti, le schede e i suoi arguti giudizi su quei giocatori che tra poco si giocheranno il titolo. La voce del rugby si è spenta, ma il suo amore per questo sport riecheggerà ancora, e per sempre, negli stadi che lo hanno visto protagonista. Alla pari dei grandi campioni in campo. 

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