Renzi rilancia Berlusconi “padre della patria”. Ma il Cav resta il …”papi”

Mentre nel Paese reale va in scena il dramma con un italiano su tre che non arriva a fine mese, nel Palazzo va in onda la farsa con la gazzarra dei grillini nella veste di “squadristi” non più solo da … tastiera, passati dalla fase ghandiana a quella delle camicie nere dell’Italia anni ’20 e delle camicie brune della Germania anni ‘30.

Anche in questo caso – così come fu per la situazione ben diversa delle BR – non ci sono “ma” e “se” che tengono, che possono giustificare idee e atti che vanno totalmente condannati. Ammesso che i parlamentari del M5S abbiano ragioni da vendere (e qualche buona ragione ce l’hanno), non possono trovare comprensione e copertura per atti di intimidazione e di violenza che si giudicano da soli, per un gioco al massacro nella logica del “tanto peggio tanto meglio”.

Ciò non significa che per fermare Grillo che soffia irresponsabilmente sul fuoco si deve mettere la mordacchia a tutti e a tutto, nella logica del: “Vietato disturbare il manovratore”, in questo caso due, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

I due leader di Pd e di FI continuano a cantare vittoria (non dire gatto se non ce l’hai nel sacco) per l’Italicum, certo avviato con destrezza e con lo schiacciasassi, come se nell’imbuto del voto parlamentare non siano possibili fronde e imboscate trasversali (in primis del Pd e di Forza Italia) da rimettere tutto in discussione, governo incluso.

Quel governo, a dire il vero, che non si sa più dov’è, con il premier Letta sbianchettato dall’iniziativa (non solo mediatica) del suo capopartito Renzi e con un solo ministro “in vita”, quel Saccomanni che dispensa (esagerato) ottimismo sullo stato dell’Italia, sempre nella morsa della crisi.

Si sa che al nuovo segretario del Pd serve il risultato, qui e subito, e l’Italicum diventa la bandiera del rinnovamento riformista issata oggi dal “rottamatore”, intesa come panacea di tutti i mali dell’Italia. Ora, a parte il rischio dell’Italicum (quasi) fotocopia del Porcellum, la nuova legge elettorale è uno strumento importante per sbloccare il sistema politico-istituzionale anchilosato ma da solo non risolve certo le radici della crisi profonda.

Già vent’anni fa Silvio Berlusconi issò la stessa bandiera, puntando tutto sull’antipolitica, impostando quel bipolarismo Made in Italy divenuto poi madre del fallimento della seconda Repubblica. Il Porcellum fu il grimaldello finale per occupare in toto il potere in caso di “cappotto” elettorale o per “avvelenare i pozzi” in caso di vittoria del nemico. Non può essere così anche con l’Italicum? Non solo.

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ Oggi la nuova stagione non può fondarsi solo sulla legge elettorale, pure importante. C’è bisogno che il governo faccia fino in fondo la sua parte, attraverso il coraggio delle iniziative e un ricambio della squadra ministeriale oggi ridotta al lumicino. Altro che elezioni anticipate. Proprio il primo successo di Renzi deve stimolare Letta ad andare avanti con quella determinazione che spesso è mancata. In modo da non dover trasmettere all’opinione pubblica messaggi sconfortanti e contraddittori, compresa la confusa pagina parlamentare che accompagna la conversione del decreto Imu-Bankitalia. E sapendo che Grillo, messo in difficoltà dagli ultimi eventi, rilancerà sul Quirinale e contro le istituzioni senza risparmio. La partita insomma è tutt’altro che finita”. Già.

Chi glielo racconta a Matteo Renzi che con il patto del Nazareno considera il Cav “padre della patria” e non il … “papi”?