Come combattere lo stress da traffico?

Traffico a Roma e stress metropolitano: Come combatterlo?

di sara10

Il traffico uccide. E non uccide solo per le vittime della guerra quotidiana che rimangono, letteralmente, sull’asfalto ogni giorno o quasi nella nostra città.

Uccide lentamente, come un veleno a cui ci si abitua piano piano ma che all’improvviso fa traboccare reazioni inconsulte. Come quella di reagire violentemente a un insulto o a qualcuno che ti ha appena rubato il posteggio, arrivando a fargli del male, come accaduto ieri con il signore, poi arrestato per detenzione abusiva di arma, che sulla Roma Fiumicino ha affiancato un altro automobilista di cui contestava un sorpasso – agente di polizia penitenziaria, – minacciandolo dal finestrino con una scacciacani.

Perchè il traffico non scatena solo rabbia ma anche una reazione altrettanto grave: indifferenza. Accade nel caso dei pirati della strada, che nella nostra regione sono stati, solo nei primi mesi dell’anno, 39.

Ma davvero siamo destinati, noi pendolari delle 2 e 4 ruote, a incattivirci fino al midollo solo per lo stress da fila, da mancato parcheggio, da inciviltà di chi ci supera a destra o di chi ha l’allergia all’uso della freccia?

Non potrebbe il tempo “perso” in macchina aiutarci a migliorarci, addirittura? Non sono abbastanza esperta di yoga per capire se è possibile sperimentare qualche posizione limitata anche al volante, ma non bisogna andare neanche così lontano per capire i vantaggi della doppia fila o dell’ingorgo.

Approfittare per farsi una cultura grazie agli audiolibri ad esempio. O sperimentare un corso di lingue. C’è anche chi come me prova anche a leggere poesie – brevi – fra un semaforo e una sosta di attesa in doppia fila. Voi come combattete lo stress da traffico?

Per finite, torno con i piedi per terra con il dato nudo e crudo sull’incivilta e la mancanza di umanità di chi viaggia nel traffico: i pirati della strada. Siamo in testa, tristemente, dopo Lombardia e Veneto (e poi dicono che al nord “sono più civili”), secondo i dati Asaps.

Non si tratta, come il luogo comune suggerirebbe, solo di stranieri, anzi, la maggioranza sono italiani. E sta aumentando il numero di “piratesse”, purtroppo.

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