Giustizia: ricorsi a Strasburgo, Italia sempre peggio

Italia seconda in Europa per i ricorsi alla Corte di Giustizia europea: dal sovraffollamento carcerario alla giustizia-lumaca, siamo secondi solo alla giustizia russa

E’ sempre la elefantiaca giustizia italiana al centro delle attenzioni della Corte di Giustizia europea: nel 2013 infatti l’Italia ha scalato la classifica dei ricorrenti alla corte europea, passando dal terzo al secondo posto e incalzando lo scettro della Russia.

L’Italia è il secondo paese d’Europa per ricorsi alla Corte europea: un primato poco edificante perchè mette a nudo le vergogne del sistema giudiziario italiano, incapace di garantire lo stato di diritto, la giustizia e la dignità di chi viene condannato.

Sono ben 14.400 i procedimenti tricolori pendenti depositati alla Corte Ue, una montagna di carta che, a ben vedere, non rende onore in alcun modo al fantomatico diritto latino: il numero di cause pendenti, la lunghezza dei contenziosi (penali e civili), l’inumana condizione delle carceri italiane, la prescrizione, sono questi i quattro elementi di maggiore discriminante per la nostra macchina giudiziaria.

Quattro elementi che costituiscono i quattro pilastri su cui si fonda l’inazione del legislatore, incapace di porre un freno a questa emorragia di legalità: nel 2012 l’Italia era terza in classifica, dietro Russia e Turchia, ma il miglioramento della posizione turca, 6.000 casi in meno grazie a pochi e lacunosi provvedimenti, e della Polonia, uscita dalla ‘top ten’, ha fatto guadagnare una posizione poco onorevole all’Italia.

Posizione che il prossimo anno, con l’inazione perpetrata da chi dovrebbe risolvere il dramma giudiziario italiano, rischia di incoronarci padroni incontrastati della malagiustizia europea, un record che pare più vicino oggi di un anno fa: la Russia, anche rimanendo al primo posto, ha adottato delle nuove misure che le hanno permesso di diminuire il numero dei ricorsi pendenti, che in un anno sono passati da 28.600 a 16.800: di questo passo l’anno prossimo Mosca potrebbe addirittura scendere sotto il 5 posto.

Se c’è chi migliora la propria condizione c’è chi resta in linea di galleggiamento: l’Italia riesce, ogni anno, a fare peggio del precedente, anche se qualcuno cerca di mitigare l’aumento di contenziosi europei evidenziando come questo trend sia lievemente migliorato rispetto l’anno 2012: per la prima volta dal 2008 infatti il loro numero è cresciuto “solo” di 200 unità, passando dai 14.200 del 2012, ai 14.400 del 2013. Nel 2012, rispetto al 2011, i ricorsi italiani pendenti erano risultati invece essere 450 in più, mentre tra il 2008 e il 2010 erano aumentati al ritmo di 3 mila ogni anno.

L’argomento “abbiamo fatto meno peggio dell’anno scorso” non regge dunque, visto che lo spread dello stato di diritto tra l’Italia ed il resto d’Europa cresce di anno in anno, anche se con meno incidenza: per questo, quando si esulta per il provvedimento che pone alla pari madre e padre nell’assegnazione del cognome al figlio, è come gioire se, morti di fame, si trovano poche briciole in terra.

Contemporaneamente si tace, almeno fino a pochi mesi fa, la drammatica condizione carceraria e si osteggia in tutto e per tutto ogni possibile riforma della giustizia (azioni contrarie provengono sia dalla politica, che litiga su tutto, sia dalla magistratura, che vede minare alla base un potere immenso di vita e di morte su tutti i cittadini italiani): in questo quadro drammatico, nel mezzo, 60 milioni di italiani.

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