Marò: la delegazione italiana non è stata ricevuta dalle autorità indiane

Il ministro Bonino accusa l’India di inaffidabilità

di guido

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Sarà stata pure una missione “utilissima”, come l’ha definita l’inviato speciale del governo Staffan de Mistura (che però non ha partecipato), però l’impressione è che, al di là della solidarietà portata ai due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, la spedizione di parlamentari italiana si sia risolta davvero in una mera passerella (come si diceva giorni fa su queste stesse pagine), senza risultati politici.

Già, perché l’obiettivo di una delegazione politica doveva essere, almeno nelle intenzioni, quello di fare pressioni sulle autorità indiane dimostrando quel peso che finora è stato del tutto assente da parte della diplomazia italiana nella gestione dell’affare marò. E da questo punto di vista, la missione è stata un fallimento. Di più, un’umiliazione, perché la delegazione italiana non è stata ricevuta da nessuna autorità indiana, né dal governo e neanche da singoli parlamentari indiani.

Sia pure a mezza bocca e con toni diversi (battagliero Gasparri, più dimesso Casini, per esempio), la delegazione italiana è stata costretta ad ammetterlo, e in una nota al ritorno in Italia ha espresso disappunto e dispiacere per il mancato incontro, motivato con la campagna elettorale in corso in India e con la festa della repubblica. “Capiamo tutto. I parlamentari non in sede. I fuochi artificiali. Ma un modo si poteva trovare”, ha dichiarato Pier Ferdinando Casini, visibilmente deluso.

E questa scortesia istituzionale indiana non ha fatto altro che aumentare i malumori delle autorità italiane nei confronti di New Dehli. Il ministro Bonino elogia l’unità politica trovata sulla vicenda (anche se, quasi a smentirla in tempo reale, Gasparri ancora stamattina ha denunciato l’assenza di iniziative da parte della responsabile degli Esteri), e al tempo stesso accusa l’India di “inaffidabilità”.

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