Uccisa a botte dal marito: colpevole anche la famiglia di lui

15 costole rotte e ustioni sull’85% del corpo. Così è stato trovato in bagno il cadavere della diciannovenne Sabia Rani di Leeds, ma di origine pakistana. Talmente malconcio che il medico legale lo compara alle conseguenze di un’incidente d’auto. Si scopre invece che la giovane veniva regolarmente picchiata a sangue dal neo-marito, Shazad Khan (peraltro

15 costole rotte e ustioni sull’85% del corpo. Così è stato trovato in bagno il cadavere della diciannovenne Sabia Rani di Leeds, ma di origine pakistana. Talmente malconcio che il medico legale lo compara alle conseguenze di un’incidente d’auto. Si scopre invece che la giovane veniva regolarmente picchiata a sangue dal neo-marito, Shazad Khan (peraltro pure suo cugino), sposato solo cinque mesi prima.

L’uomo è stato condannato, ma ieri ne salta fuori un’altra: le sorelle e la madre di lui erano conniventi. Ossia, vedevano le botte e non sono mai intervenute. Secondo la legge inglese, quindi, sono colpevoli e punibili per omissione di soccorso. C’è chi pensa, inoltre, volendo andarci a fondo con i cavilli, al concorso in omicidio. In custodia preventiva, le donne ieri sono uscite di senno, urlando e svenendo.

La cosa folle è che Uzma, una delle sorelle dell’assassino, si è giustificata dicendo che le ferite della defunta cognata erano causate dagli “spiriti cattivi”. La giovane vittima, cresciuta nel Pakistan rurale, era da poco in Inghilterra e non parlava nemmeno inglese. Da qui, forse, anche la scelta di non rivolgersi alle autorità per segnalare la violenza. Un’altra vittima causata da ignoranza, credenze, superstizione.

Fonte: The Times