Siria, Ginevra 2: per i ribelli “Nessun accordo su Homs”

Primo accordo raggiunto da governo e opposizione ai colloqui di pace di Ginevra: corridoio umanitario per Homs

Aggiornamento 14:15 – Anas Abdeh, rappresentante dei ribelli, ha smentito le dichiarazioni del mediatore dell’Onu, Brahimi, che ha assicurato il raggiungimento di un accordo a Ginevra fra il regime siriano e l’opposizione, per evacuare donne e bambini da Homs.

“Noi chiediamo che venga tolto l’assedio a Homs e che gli aiuti raggiungano la città vecchia […] Non è vero che abbiamo chiesto l’evacuazione dei civili.”

Nel frattempo le agenzie stampa battono drammatiche notizie provenienti da Damasco: quattro persone (tra cui un bambino di un anno) sarebbero morte per fame alla periferia della capitale siriana. Non sono state fornite ulteriori notizie ed informazioni, ma si pensa che possano essere le vittime del programma governativo azione-fame-fino-alla-sottomissione”>”Fame fino alla sottomissione” del quale vi avevamo parlato qualche tempo fa.

La Conferenza di Pace sulla Siria Ginevra 2 non si chiuderà con l’etichetta “fallimento completo”, anche se parlare di “successo” dei negoziati o di “risultati concreti” sarebbe ingeneroso: il governo di Damasco ha accettato che le donne e i bambini rimasti bloccati a Homs (città della Siria occidentale vicino al confine con il Libano, assediata incessantemente da 18 mesi) lascino immediatamente la città.

Damasco ha anche concesso a un convoglio umanitario delle Nazioni Unite e della Croce Rossa di raggiungere Homs nei prossimi giorni per creare un vero e proprio corridoio umanitario che permetta anche l’approvigionamento di cibo ed acqua alla città assediata.

La fragilità dell’accordo però, così come l’esiguità dell’operazione che interessa qualche centinaio di civili a fronte di centinaia di migliaia bloccate sotto i bombardamenti e le violenze della guerra civile, è nelle stesse richieste che il governo siriano avanza, chiedendo alle opposizioni che gli venga consegnata la lista di nomi degli uomini che vogliono lasciare Homs.

Tale condizione viene vista dalla Coalizione Nazionale Siriana come un sistema che il governo potrebbe potenzialmente usare in futuro per arrestare e torturare i ribelli o comunque per mantenere una sorta di archivio dei rifugiati, utile in un futuro incerto in cui ogni aspetto può rappresentare la chiave di volta.

Certo, la situazione ad Homs resta delicatissima, come in moltissime città della Siria: dalla periferia ovest di Damasco alle zone cristiane nel paese, asserragliate dietro al proprio credo e coperte da una coltre di terrore che rende la zona di Homs, e la città stessa, una “zona fantasma” del paese mediorientale.