Cuba, arrestati 100 dissidenti

Guillermo Farinas e 100 dissidenti denunciano il bavaglio castrista: “Il regime vuole impedirci di parlare”

In queste ore si apre a L’Avana, Cuba, un importante summit internazionale cui partecipano i capi di stato dei principali paesi caraibici: il CELAC (Summit delle comunità latinoamericane e degli stati caraibici) si svolgerà i prossimi 28 e 29 gennaio e vi parteciperanno le autorità di tutti i paesi del continente americano, fatta esclusione per Stati Uniti e Canada, come da tradizione antimperialista cubana.

Proprio per questa importante occasione i principali capi di stato latinoamericani, da Cristina Fernandez Kirchner a Nicolas Maduro, da Dilma Rousseff a Evo Morales, si stanno recando nella capitale cubana per partecipare al summit, che vedrà la partecipazione anche del segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon.

Un’occasione per parlare del futuro dell’America Latina, che vive un periodo d’oro per quanto riguarda l’economia e l’industria (meno in materia di eguaglianza sociale e diritti civili), ma anche un’occasione per i tanti dissidenti del regime castrista di far sentire la propria voce in un consesso internazionale, grazie al quale gli occhi di tutto il continente sono puntati sulla piccola isola caraibica.

Questa mattina però è giunta da L’Avana la notizia di oltre 100 dissidenti che sono stati arrestati dalle autorità cubane, proprio alla vigilia del vertice. Lo hanno denunciato ieri sera movimenti di opposizione e, in prima persona, il dissidente psicologo Guillermo Farinas, che accusa le autorità castriste di costringerlo nella sua casa di Santa Clara:

“Oggi è il terzo giorno che non mi lasciano uscire; davanti casa mia c’è sempre la polizia.”

Nonostante l’attenzione di tutto il mondo il governo cubano ha fatto scattare, nelle ore del vertice, la cosiddetta Operation Limpieza, una sorta di grande bavaglio nazionale utile a silenziare ogni dissenso: un piccolo corollario di vicende è possibile conoscerlo grazie all’immancabile Twitter che, seppur sotto il controllo delle autorità (che comunque a Cuba vivono le difficoltà tecnologiche di tutti gli altri, nell’inefficienza della rete habanera) ci permette di permeare il muro del silenzio cubano.

Secondo lo psicologo cinquantaduenne Guillermo Farinas, noto per aver osservato 28 scioperi della fame per chiedere la liberazione dei prigionieri politici nel 2010 e vincitore del Premio Sakharov del Parlamento europeo, il regime di Raul Castro vuole impedirgli di partecipare a un forum di opposizione Celac: la blogger dissidente Yoani Sanchez invece twitta e commenta, segno di come la grande macchina della repressione castrista cominci a lasciare spiragli di tolleranza.