Matteo Renzi, apripista del Cav?

Deve sudare le proverbiali sette camicie Matteo Renzi di fronte agli avversari interni del Pd, in primis Enrico Letta contrario al patto sull’Italcum siglato col Cav, e allo stesso Berlusconi che rivendica la paternità delle riforme annunciate. Letta da una parte, Berlusconi dall’altra, sono l’iceberg di un folto schieramento trasversale che vede oramai nel “rottamatore” l’avversario o il nemico numero uno, da fermare a tutti i costi.

C’è Angelino Alfano che gioca di sponda per non cadere nella doppia trappola, le elezioni anticipate con il rischio di scomparire e/o il ritorno nelle fauci del Cavaliere. C’è Gianni Cuperlo che dopo le dimissioni da presidente del partito cerca di accreditarsi come leader degli anti renziani in attesa che il neo segretario compia il passo falso scivolando sulla buccia di banana, magari con l’imboscata parlamentare sull’Italicum.

C’è Beppe Grillo che prova a smarcarsi da tutti e su tutto sapendo che le elezioni europee potrebbero colpire la nuova leadership renziana con il pidì penalizzato nelle urne, riproponendo il suo M5S come l’unica alternativa al partito di Berlusconi e alle altre frange antieuropeiste con a capo la Lega. C’è il variegato pulviscolo – dai centristi alla estrema sinistra – dei mini partiti alla ricerca disperata di alleanze per far abortire il tentativo di Renzi&C, unica via per non essere cancellati perdendo, fuori dal parlamento, cadreghe e potere.

Matteo, molti nemici molto onore? Dipende. Resta il fatto che per Renzi l’ostacolo più insidioso – il vero nemico, volendo chiamare le cose con il proprio nome – resta Silvio Berlusconi.

O Renzi fa il finto ingenuo e sta al gioco, ma mai … voltando le spalle al Cav e sempre con la pallottola in canna e il dito sul grilletto o pensa davvero di essere più abile e più furbo del vecchio rais di Arcore, sfruttandolo per la sua strategia. “Berlusconi – ricordava Indro Montanelli – è un uomo che ha risorse inimmaginabili, che ha delle verità un concetto del tutto personale, per cui la verità è quello che dice lui. E a questa sicumera, forse a forza di dire bugie, ci crede. E’ il più grande piazzista del mondo”.

Tant’è che il “Ghe pensi mi”, vista la corda lunga che si è presa Renzi, gli dà il primo strattone sull’Italicum “ Questa è la mia riforma, non di Matteo!”. Ma al di là della credibilità o meno di Berlusconi resta il limite politico di Renzi per aver dato al capo di Forza Italia il ruolo di interlocutore decisivo (se non unico), quello senza il quale “niente si può fare fare”, quello cui alla fin fine va concesso tutto (o quasi), se no addio riforme e salta tutto.

Renzi sbaglia a ergersi come il più intransigente difensore del patto con il Cav. Resta valido quanto scritto dal direttore de l’Unità, Luca Landò: “Se l’accordo dovesse reggersi solo sull’appoggio di Pd e Forza Italia, i rischi di sorprese (quando si cambia legge elettorale il voto è segreto) sarebbero elevati e avrebbero conseguenze devastanti, non solo per il segretario del Pd, ma per lo stesso governo di cui il Pd è socio di maggioranza assoluta. È questo che vuole Renzi? Rischiare, non solo la faccia, ma anche di far cadere il governo in nome di un accordo con Forza Italia? Certamente no, ma per evitare che sia questo il messaggio che emerge, bisogna che l’incontro del Nazareno torni rapidamente ad essere uno tra i tanti e che l’accordo finale si faccia con il consenso più ampio possibile”.

Se Renzi avanza a testa bassa, snobbando tutti, e continua a minacciare: “Senza l’Italicum si vota”, la strada è segnata. E’ un film già visto.