Elezione europee 2014: Pd, Sel, Rifondazione. Che fare?

A quali gruppi aderiranno al Parlamento di Strasburgo Pd, Sel e Rifondazione? Le elezioni europee 2014 sono imminenti e la confusione regna sovrana

Ricapitoliamo. Il Pd di Matteo Renzi, con ogni probabilità entrerà nel Pse (ma non è detta l’ultima). Sel di Nichi Vendola, con ogni probabilità, correrà con il proprio simbolo, ma non è ancora chiaro se confluirà nel Pse o in Sinistra Europea. Paolo Ferrero, il segretario di Rifondazione Comunista, vuole aderire alla lista Tsipras italiana, ma può contare solo su una fragile maggioranza al suo interno.

E’ proprio il caso di dire: anomalie italiane. Gli schemi ideologici e culturali del secolo scorso fanno fatica a trovare una naturale traducibilità nelle sigle delle famiglie tradizionali del parlamento europeo. Tuttavia, l’Italia ha dato vita, dopo la fine della prima repubblica, a dei partiti che costituiscono una peculiarità in tutto il panorama europeo: nati da fusioni a freddo o da esigenze elettorali, divisi tra coerenza con la propria storia e ricerca di consenso. E così il blariano Renzi, il social-cattolico Vendola e il comunista pragmatico Ferrero hanno le loro belle difficoltà a convincere iscritti ed elettori a schierarsi per una parte piuttosto che per l’altra.

Pd, tra popolari e socialdemocratici. Il neo segretario dei democratici ha dichiarato la scorsa settimana: “Le primarie hanno vincolato il partito all’adesione al Pse. Ma la direzione è opportuno che ne parli e chiedo al presidente di dedicare una Direzione ad hoc su questi temi“. E ha aggiunto: “Entriamo nel Pse per cambiare il Pse e l’Europa“. Si potrebbe aggiungere, con sottile ironia, “e farlo diventare il Ppe“. Ma infondo lo sforzo di spostare il baricentro del Pse a destra non è poi così necessario, almeno sul piano economico.

I socialisti in tutta Europa hanno appoggiato, senza se e senza ma, le politiche di austerity. Hanno scelto di entrare in governi di larghe intese con i conservatori, come in Grecia, e hanno approvato silenti il Fiscal Compact. I più accaniti sostenitori delle politiche di pareggio di bilancio, nella zona euro, sono i socialdemocratici tedeschi. Basta guardare il documneto di intesa per il governo di coalzione tra Spd e Cdu di Merkel. Con l’avvicinarsi delle elezioni, però, i socialisti provano a rimettere in discussione le politiche della Bce e dell’Unione, per tentare di rifarsi un’immagine. Almeno tra la classe media, vessata da una pressione fiscale insostenibile. Ci si può fare un’idea di ciò leggendo la lettera che Mar­tin Schulz, candidato come presidente della Commissione europea, ha inviato a Nichi Vendola.

I problemi sorgono sui diritti civili, è lì che il Partito Democratico incomincia a litigare, e riaffiorano le vecchie contrapposizioni con l’ala “democristiana”, capeggiata da Beppe Fioroni. Quest’ultimo si è detto più volte contrario ad entrare nel Pse. Su temi come l’aborto e i matrimoni gay il Pd e i socialisti, a suo avviso, non possono trovare una sintonia. Renzi, allora, dovrà trovare il modo di sciogliere il nodo elezioni europee al più presto, il prossimo 28 febbraio ci sarà il congresso del Pse a Roma, e non può di certo arrivare all’appuntamento con il partito diviso.

Sel, tra Tsipras e Pse. Il partito di Nichi Vendola è nato con una ragione sociale, anche se negata in queste ore dal segretario: fare un’alleanza con il Pd. Così, dopo le frasi di fuoco riservate a Renzi nell’ultima campagna elettorale, Nichi negli ultimi mesi ha provato a mandare messaggi di distensione. Il dilemma sulle europee, comunque rimane. Parte consistente del partito vorrebbe stare con Sinistra Europea, in particolare Airaudo e Marcon, altri (e sembra questa la scelta del segretario) vorrebbero candidarsi da soli, altri ancora vorrebbero aderire al Pse, ma rimangono nell’ombra.

Rifondazione, tra Tsipras e falce e martello. Paolo Ferrero ha reso nota la sua adesione al progetto di una lista in appoggio al leader di Syriza alle prossime consultazioni europee. Il resto del partito, però, rimane molto scettico. Comunisti duri e puri accusano il leader greco di elitarsimo culturale, mal digeriscono il movimentismo a scapito della forma partito e gli attribuiscono un certo moderatismo. Insomma il leninsmo non è tramontato tra le fila del partito di Ferrero. Sarà bene, però, che “l’ala rivoluzionaria” tenga a mente il titolo di un famoso scritto di Lenin, “L’estremismo, malattia infantile del comunismo“, se non vuole ottenere percentuali da prefisso telefonico alle prossime elezioni.

Un’ultima nota. C’è un partito che non ha di questi dilemmi sul suo collocamento in Europa: Forza Italia. Peccato che, in questo caso, la questione sia ribalta. La Merkel, infatti, farebbe volentieri fuori dalla famiglia dei popolari il partito di Silvio Berlusconi… anomalie italiane

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