Inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione. Emergenza carceri, Santacroce: “Indulto unica via”

Amnistia, indulto, carceri e giustizia lenta: si inaugura oggi l’anno giudiziario 2014

Alle 11 di questa mattina, venerdì 24 gennaio 2014, si terrà nell’Aula Magna della Suprema Corte di Cassazione a Roma la tradizionale cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e di rappresentanti del Governo e delle più alte autorità dello Stato, tra cui il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri.

Successivamente all’intervento principale del primo Presidente della Corte di Cassazione prenderanno la parola il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Michele Vietti, il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, il procuratore generale presso la Corte di Cassazione Gianfranco Ciani, l’avvocato generale dello Stato Michele Giuseppe Dipace e il presidente del Consiglio Nazionale Forense Guido Alpa.

Il primo Presidente della Suprema Corte Giorgio Santacroce ha letto la Relazione sull’Amministrazione della Giustizia nell’anno 2013 e al termine, come da rito, ha dichiarato aperto il nuovo anno giudiziario.

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Il Presidente Santacroce ha sottolineato i “cattivi rapporti” tra politica e magistratura, che negli anni si sono sempre più incrinati pregiudicando la stesura e la discussione di una reale riforma dell’ordinamento giudiziario che, a detta dello stesso Santacroce, è oggi più urgente che mai:

“Lo stato di tensione tra magistratura e politica non accenna a spegnersi, e il suo persistere rappresenta una vera e propria spina nel cuore per noi magistrati. […] una delegittimazione gratuita e faziosa, che ha provocato una progressiva sfiducia nell’operato dei giudici e nel controllo di legalità che a essi è demandato.”

si legge nelle anticipazioni del discorso di Santacroce. Il primo Presidente vira poi sui temi più caldi del pianeta giustizia, auspicando l’indulto per risolvere il sovraffollamento, preludio ad una riforma di sistema che, secondo Santacroce, deve essere radicale. Sullo sfondo dell’inaugurazione dell’anno giudiziario c’è infatti l’informativa del ministro Cancellieri alla Camera di pochi giorni fa, in cui viene descritta una flagranza di reato, per dirla con Marco Pannella dei Radicali, non più sostenibile.

Sulla custodia cautelare Santacroce ha lodato le proposte fatte dai tecnici del ministero sia in materia civile che penale, auspicando di:

“[…] restringere l’area delle sanzioni detentive e a contenere il ricorso alla custodia cautelare, acquisendo una maggiore consapevolezza critica della sua funzione di extrema ratio da utilizzare entro i confini più ridotti possibili.”

In materia di diritti umani invece Santacroce ha parlato di Europa dei diritti, necessaria per tutelare i cittadini e rilevando come sul fronte dei diritti umani in Italia ci siano gravi storture ed inadempimenti degli obblighi assunti in ambito internazionale (l’Italia fu la prima promotrice del Tribunale penale internazionale de L’Aja ma, ad oggi, ancora non riconosce il reato di tortura nel proprio ordinamento penale).

Altro tema centrale è l’allarme corruzione, che rappresenta in Italia una vera e propria economia parallela: una nuova disciplina della prescrizione in materia di reati corruttivi è fondamentale per solidificare lo stato di diritto in Italia:

“Va considerata la riforma delle riforme, cui veniamo ripetutamente sollecitati da organismi internazionali (da ultimo, dal rapporto OCSE del maggio 2013), i quali deplorano l’alta percentuale di delitti di corruzione che vengono dichiarati estinti per tale causa.”

Sul taglio dei tribunali Santacroce ha plaudito alle politiche dei ministri Severino e Cancellieri, mentre ha rivolto un vero e proprio appello alle toghe italiane:

“[…] mettersi in discussione e abbandonare posizioni consolidate. Il che significa per i magistrati percorrere con convinzione la strada della responsabilità istituzionale, sentirsi sempre meno potere e sempre più servizio come vuole la Costituzione, abbandonare inammissibili protagonismi e comportamenti improntati a scarso equilibrio, assumere improprie missioni catartiche e fuorvianti smanie di bonifiche politiche e sociali.”

Le cause civili smaltite negli ultimi anni hanno un andamento statisticamente costante secondo il primo Presidente di Cassazione, pari, al giugno 2013 a 4.554.038 di fascicoli eliminati (4.348.902 nuove liti instaurate, cosa che ha comportato un calo dei procedimenti pendenti): sono oggi 5.257.693 le cause in attesa di trattazione, con un calo del 4% rispetto all’anno 2012.

Sul penale invece allo scorso 30 giugno erano iscritti 3.333.543 procedimenti, con un aumento dell’1,8% rispetto al periodo precedente: i procedimenti definiti sono lievemente aumentati (3.195.664) ed è salita pure la pendenza (3.237.258).

Le parole di Santacroce sono state apprese con soddisfazione in particolare dai Radicali, con il segretario Rita Bernardini che, in un comunicato, plaude alla posizione pro-indulto del Primo Presidente di Cassazione:

“Mi auguro invece che non occorrano ancora anni affinché la più alta magistratura arrivi a comprendere la portata dell’illegalità dell’amministrazione della Giustizia che si esplicita nell’irragionevole durata dei processi, che ha causato e causa condanne sistematiche da trent’anni a questa parte da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Su questo fronte, Santacroce minimizza. Fornendo il dato secondo il quale la durata media dei procedimenti penali è di 5 anni, il Primo Presidente della Cassazione afferma che non sono giustificate espressioni come “collasso” o “sfascio” o “stato comatoso”. Recentemente io mi sono permessa di parlare di débâcle, perché quando parliamo di “media” (Trilussa docet) vuol dire anche che si sono cittadini sottoposti alla gogna di procedimenti che non finiscono mai. D’altra parte i dati forniti parlano chiaro: dobbiamo registrare ancora una volta un aumento dell’1,8% dei procedimenti pendenti contro autori noti che portano le pendenze ad un totale di 3.333.543 procedimenti iscritti. Chissà perché poi non vengono mai conteggiati i procedimenti contro ignoti, quasi questi non pesino nell’amministrazione della giustizia! Si tratta di oltre 1.800.000 pendenze che vengono estromessi dalle statistiche.”

spiega Bernardini ribadendo come la soluzione amnistia sia a suo dire l’unica possibilità italiana per uscire dall’illegalità carceraria diffusa.

La cerimonia

Supreme Court Upholds Silvio Berlusconi's Tax-Fraud Conviction

Come chiaramente spiegato sul sito internet del Ministero della Giustizia la riforma dell’ordinamento giudiziario del 2005 ha modificato la cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Prima del 2005, per ogni anno giudiziario, il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte Suprema di Cassazione comunicava al Presidente della Repubblica, una relazione generale sull’amministrazione della giustizia e i procuratori generali presso le corti d’appello comunicavano al Consiglio superiore della magistratura e al Ministro della giustizia la relazione per il proprio distretto. Questo in conformità all’articolo 86 del regio decreto n. 12 del 1941, più volte modificato.

A partire dal 2006, il Ministro della giustizia rende comunicazioni alle Camere, sull’amministrazione della giustizia nel precedente anno e sugli interventi per l’organizzazione e il funzionamento dei servizi – interventi previsti dall’art. 110 della Costituzione – per l’anno in corso.

La Corte di cassazione e le corti d’appello si riuniscono successivamente in forma pubblica e solenne – cioè debbono partecipare tutte le sezioni, i procuratori generali, i magistrati delle procure generali e i rappresentanti dell’Avvocatura – per ascoltare la relazione generale del Primo Presidente della Corte di cassazione e le relazioni per i singoli distretti dei Presidenti di corte d’appello.

La cerimonia di oggi si è svolta, come da tradizione, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

(in aggiornamento)