Corea del Nord: Kim Jong-Un tende la mano a Seoul

Kim Jong-Un, il leader della Corea del Nord, manda una lettera ai nemici storici della Corea del Sud, nella quale invita a fermare il conflitto. Gesto epocale o propaganda?

Le autorità della Corea del Nord hanno scritto una lettera al governo della Corea del Sud, chiedendo espressamente di fermare il conflitto: “Per migliorare le relazioni è importante prendere una decisione coraggiosa e fermare le azioni militari ostili” (Via Ansa).

La missiva è stata inviata su ordine del Comandante Supremo e Daejang (Generale), Kim Jong-Un. Il leader del paese asiatico, dunque, con un vero e proprio coup de théâtre tende la mano ai nemici storici. Ricordiamo che Nord e Sud Corea sono tecnicamente in guerra. La guerra civile, che li ha visti belligeranti tra il 1950-1953, non si è conclusa infatti con un accordo di pace, ma con una tregua.

Quanto ci sarà di vero nell’inziativa di Kim Jong-Un è difficile dirlo. Nel 2013 la Corea del Nord ha apertamente minacciato di colpire la Corea del Sud, il Giappone e gli Stati Uniti, qualora ci fossero stati atti ostili contro il governo di Pyongyang e il suo popolo. Inoltre, solo pochi giorni addietro, il 19 gennaio, il leader della Repubblica Popolare aveva predisposto una simulazione di un attacco militare contro l’aeroporto civile di Incheon (il più importante della Corea del Sud).

Seoul ha già bollato la missiva come un atto di propaganda. In molti credono che si tratti dell’ennesima farsa, prima di una nuova provocazione militare. Il gesto di Kim Jong-Un potrebbe essere, dunque, solo il frutto di una precisa strategia, quella di cercare di addossare la colpa di un’eventuale ripresa del conflitto alla Corea del Sud. Inoltre, appare molto difficile che una delle due parti in causa possa decidere di fare unilateralmente il primo passo. Senza una previa trattativa di pace, è del tutto irrealistico pensare che Seoul, ad esempio, possa chiedere agli Usa di fermare le esercitazioni militari sull’isola.

Pyongyang, intanto, ha già replicato astutamente alla presa di distanza della Corea del Sud: “È un peccato che la Corea del Sud prosegua su un atteggiamento errato e una posizione negativa. Non dovrebbe dubitare della nostra proposta senza interpretare erroneamente e frettolosamente“.