Renzi con il “cerino in mano”?

La spinta impressa da Matteo Renzi per le riforme e per il cambio di passo della politica rischia di affievolirsi, anzi, sotto l’evolversi degli eventi, di tramutarsi in boomerang per il “rottamatore”.

Alle fibrillazioni interne del PD con distinguo di stampo correntizio e minacce di agguati parlamentari, si aggiungono due nuovi ostacoli, veri e propri pietroni: il guanto di sfida lanciato dal premier Letta (“No a liste bloccate, sì alle preferenze, subito nuove norme sul conflitto d’interessi”) – bombe H contro Silvio Berlusconi – e il Ruby ter, con il Cav indagato per “Corruzione di testimoni al processo” e per robette varie, il tutto, insieme ad altri processi in arrivo, per un pacchetto chiesto dai pm di oltre … 30 anni di carcere.

Insomma, Matteo si trova con il “socio” firmatario del patto delle riforme, ancor meno credibile di prima e con il premier tutt’altro che d’accordo con il suo capo partito quando lo invitava a rimanere fuori dal confronto in atto sulle riforme, di lasciar fare a lui e, appunto, alla nuova ditta con il Cav. Letta non ha alcuna intenzione di stare alla finestra. E questo, nelle prossime ore avrà un gran peso, anche nell’evoluzione interna del Pd.

Fuori dal Palazzo, gli italiani – a parte il tallone duro dei fans delle rispettive cordate – assistono sempre più delusi e smarriti a questo balletto della politica incentrato di fatto sull’unico punto della nuova legge elettorale. In quadro del Paese non muta: la crisi batte senza sosta come un martello e sono i soliti noti a pagare il conto come dimostra ancora l’ultimo rapporto della Guardia di Finanza: 60 miliardi di evasione fiscale, 15 miliardi di redditi non dichiarati sul fronte internazionale, 8.000 evasori totali, Iva non versata per 5 miliardi, 27.000 lavoratori risultati non in regola dai controlli effettuati.

Serviva e serve una iniziativa del governo molto forte sull’evasione, in modo da far entrare nei saldi di bilancio dei recuperi programmati di evasione, facendo scattare, in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo prefissato, delle clausole di salvaguardia verso quelle figure ben identificate (o ben identificabili) che continuano ad evadere o hanno dei coefficienti di rischio di evasione tra i più alti.

Serviva e serve la spinta dei partiti che, come vediamo, hanno solo il chiodo fisso della nuova riforma elettorale per preservare se stessi e il loro potere. Agli italiani interessa il lavoro, una politica e uno stato meno invasivi e distruttivi, una società più equa.

Intendiamoci, le regole contano, eccome, a cominciare dalla legge elettorale che potrebbe e dovrebbe ridare al sistema politico (fallito) lo strumento principale per ritrovare la credibilità perduta e tornare a svolgere l’azione di orientamento e di governo negli interessi generali del Paese. Ma Renzi, o ha fatto e fa tutto questo can can solo per alzare un polverone pro domo suo. o rischia l’ingenuità: il Parlamento, con questi parlamentari frutto del Porcellum, ha gli strumenti – a cominciare dalla montagna di emendamenti correttivi già pronti – per allungare i tempi, logorare tutto e tutti, far saltare la proposta Renzi-Cav, per altro piena di limiti e di contraddizioni, come anche il premier Letta ribadisce.

Al di là delle battute di stampo elettoralistico, si rischia ancora la paralisi, con il governo parcheggiato, in attesa del semaforo verde della politica. Chi pigia il segnale dello start? Matteo Renzi si vede ogni giorno che passa accorciarsi la corda a disposizione, sempre più a rischio cappio. Il segretario del Pd sta per giungere al bivio, o porta a casa subito un risultato che conta o resta isolato, con il “cerino in mano”.