Libri – Messner racconta il “suo” Nanga Parabat

Ne abbiamo sentito parlare per tutta l’estate. Prima in diretta, durante le drammatiche ore trascorse in prossimità della sua vetta. La scomparsa di Karl Unterkirker e il rocambolesco salvataggio di Nones e Kehrer.Abbiamo così imparato a conoscere il Nanga Parbat, nome che significa la montagna nuda in lingua pashtun, chiamata dai locali anche Diamir, ovvero

Ne abbiamo sentito parlare per tutta l’estate. Prima in diretta, durante le drammatiche ore trascorse in prossimità della sua vetta. La scomparsa di Karl Unterkirker e il rocambolesco salvataggio di Nones e Kehrer.

Abbiamo così imparato a conoscere il Nanga Parbat, nome che significa la montagna nuda in lingua pashtun, chiamata dai locali anche Diamir, ovvero il re delle montagne. Sono oltre trenta gli alpinisti che non sono mai tornati da una spedizione sulle sue pareti prima che Hermann Buhl, nel 1953, violasse da solo la sua cima.

Anche il più famoso alpinista italiano, Reinold Messner, ha molto da raccontare sulla Montagna del destino tanto da aver così intitolato il un corposo volume, edito da Mondadori. Per Messner il Nanga ha un’immenso significato, oltre ad essere il primo ottomila della sua carriera è anche la montagna che nel 1970 gli portò via il fratello Günther. Nel 1978 la affrontò di nuovo, in solitaria sul versante Diamir. La montagna restituì poi il corpo del fratello nel 2005, riportando alla luce anche le polemiche che il mondo dell’alpinismo aveva legato alla spedizione del 1970.

Messner racconta a modo suo le imprese, i drammi e le tragedie che si sono compiute su questa montagna, ribaltando la storia ufficiale e offrendo un personalissimo punto di vista. Una lezione di vita, anzi molte lezioni, a cui ovviamente manca l’impresa del Rakhiot di Walter Nones e Simon Kehrer per questioni cronologiche.