Legge elettorale: qual è la differenza tra proporzionale e maggioritario?

Proporzionale e maggioritario: i pro e i contro dei due sistemi “base”.

di andreas

Qual è la differenza tra il sistema elettorale proporzionale e quello maggioritario? Della questione si discute parecchio, un po’ perché la nuova legge elettorale Italicum potrebbe essere in procinto di essere varata, un po’ perché sul blog di Beppe Grillo è partito il referendum per mettere a punto la proposta del Movimento 5 Stelle. La differenza tra i due sistemi è fondamentale ed è la dicotomia che sta alla base di tutte le diverse leggi elettorali.

Per farla molto breve, si possono sfruttare le parole di una persona affidabile, il politologo Giovanni Sartori: “Un sistema elettorale è maggioritario se il voto si esprime in collegi (di regola uninominali) nei quali il vincitore è chi taglia primo il traguardo [ossia chi prende il maggior numero di voti, ndr], il cosiddetto first-past-the-post system. Viceversa, ogni sistema elettorale nel quale il voto si esprime in collegi plurinominali (da due in poi) eletti sulla base del più alto numero dei voti, è un sistema proporzionale“.

Il sistema maggioritario. Dunque una legge elettorale è maggioritaria quando all’interno di collegi si presentano diversi candidati, e l’elettore è chiamato a sceglierne uno solo. Chi vince, sarà eletto in Parlamento. Si può decidere se per vincere è sufficiente una maggioranza relativa, o se invece è necessario un secondo turno tra i primi due affinché l’eletto sia legittimato da una maggioranza assoluta (sempre che non si superi il 50% già al primo turno). Il vantaggio di questo sistema è evidente: l’elettore si esprime direttamente nei confronti di un candidato espressione del suo territorio. Nel momento in cui diventa un parlamentare, gli elettori di quel collegio avranno un loro diretto rappresentante in Camera e Senato a cui fare riferimento. Si punta più sulla persona, insomma, che sul partito.

Il sistema proporzionale. In linea teorica, e come sottolinea Sartori, ogni sistema non basato su collegi uninominali è proporzionale. Inoltre, più grande è la circoscrizione maggiore è la proporzionalità. Fino ad arrivare al proporzionale in cui il collegio è uno solo (e cioè l’intera nazione). Tutti i candidati sono presentati in lista dai partiti, che poi redistribuiscono i seggi – conquistati sulla base della percentuale ottenuta – in base alle preferenze (se l’elettore ha la possibilità di indicare il suo candidato preferito) o in base all’ordine in cui il nome appare sulla lista dei candidati di questo o quel partito.

Così come il proporzionale può essere corretto in senso maggioritario, allo stesso tempo il maggioritario può avere una redistribuzione di seggi in senso proporzionale (di norma per tutelare i partiti più piccoli). Ma quali sono pregi e difetti dell’uno e dell’altro sistema? Il maggioritario viene spesso preferito perché elegge una maggioranza di governo certa; riduce la frammentazione dei partiti; crea una relazione diretta tra elettori e rappresentanti; migliora la qualità dei politici (che vengono eletti e non scelti dai segretari di partiti).

La qualità fondamentale del proporzionale è evidente: al di là dei candidati è la legge più equa per quanto riguarda i partiti. Se un partito prende il 30% dei voti avrà il 30% dei seggi (in un modello puro, quindi senza premio di maggioranza e senza soglie di sbarramento) e così via. Il grosso difetto è che però rende necessarie ampie coalizioni e quindi pregiudica la governabilità. Inoltre, a meno che non vengano introdotte le preferenze (che comunque pregiudicano il rapporto diretto tra elettori di un certo territorio e parlamentari da questi eletti), il ruolo dei candidati è di gran lunga secondario rispetto ai partiti.

Nella realtà delle leggi elettorali in giro per il mondo, è difficile trovare sistemi puri. Si cerca spesso un compromesso che riesca a garantire la rappresentanza dei partiti (agevolata dal proporzionale) senza pregiudicare la governabilità (agevolata dal maggioritario). Una non facile ricerca dell’equilibrio, che infatti ha spesso partorito mostri.

Per approfondire, ecco un articolo del giornalista e scrittore (recentemente scomparso) Luigi Grisolia.