Reato di clandestinità: il Senato dice sì all’abolizione

Espulsione senza procedimento penale, ma solo per chi non è recidivo.

di andreas

L’emendamento (contenuto all’interno del disegno di legge su Sospensione del processo con messa alla prova dell’imputato) del governo che limita il reato di clandestinità ai casi di recidiva è stato approvato dal Senato con 195 voti a favore, 15 contrari e 36 astenuti. Prima dell’approvazione definitiva il testo dovrà però tornare alla Camera.

Cercando una sintesi tra le diverse posizioni dei partiti, l’emendamento prevede che l’immigrazione clandestina non sia più reato ma torni a essere un semplice illecito amministrativo. Mantiene invece la valenza di reato penale la violazione dei provvedimenti amministrativi emessi in materia di immigrazione. Si tratta, per fare due esempi, dei casi in cui si fa ritorno in Italia dopo essere stati espulsi o della violazione dell’obbligo di presentarsi in questura.

Il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri ha illustrato così l’emendamento: “Da un lato il reato viene abrogato, dall’altro viene trasformato in illecito amministrativo. Chi entra clandestinamente in Italia una prima volta non sarà sottoposto a procedimento penale, ma semplicemente espulso. Nel momento in cui questa persona rientrasse, allora commetterebbe un reato”.

E quest’ultimo è un punto che serve per far sì che il Nuovo Centrodestra digerisca un provvedimento che aveva apertamente osteggiato. Di fatto poco cambia, gli immigrati clandestini subiranno procedura di espulsione ma senza commettere reato, che si verificherà solo nel momento in cui proveranno a tornare in Italia illegalmente.

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