Nel Movimento 5 Stelle sale lo scontento verso Beppe Grillo

Al centro della vicenda, la nuova legge elettorale: “Nessun partito può cambiarla da solo”.

di andreas

La nuova legge elettorale Italicum, frutto dell’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, è stata aspramente criticata da Beppe Grillo, e la cosa ha dato il via a un nuovo scambio di accuse tra il leader M5S e il segretario Pd. E non poteva andare diversamente, dal momento che il Movimento 5 Stelle aveva detto subito di no a qualsiasi ipotesi di ragionare con le forze in Parlamento sul da farsi, rifiuto che era stato ribadito da Gianroberto Casaleggio.

Il tutto anche perché il M5S sta svolgendo le sue consultazioni per decidere della futura legge elettorale attraverso il blog, e prima che queste siano concluse il partito di Grillo sembrerebbe non sentirsi legittimato a votare nessuna delle proposte che erano allo studio e che hanno portato al varo della “riforma Renzi – Berlusconi”. Il problema è che, così facendo, il Movimento 5 Stelle ha di fatto rinunciato a influire su quella che sarà, molto probabilmente, la legge elettorale. Che potrebbe addirittura arrivare in Parlamento prima che le consultazioni online M5S siano concluse, rendendo vano tutto il lavoro che si sta svolgendo sul blog.

Ed è questo il punto che sta facendo montare lo scontento all’interno del Movimento 5 Stelle, in cui i dissidenti sono probabilmente rimasti colpiti dalle parole di Renzi rivolte a Grillo (“Fino a quanto costringerai i tuoi a stare sull’Aventino?”). A uscire allo scoperto sono i soliti nomi, tra cui Luis Orellana e Lorenzo Battista. In particolare quest’ultimo ha affidato i suoi malumori a Repubblica:

“Nessun partito può cambiare la legge da solo, bisogna discuterne con gli altri. E visto che un dialogo è stato avviato, avremmo potuto avanzare le nostre proposte a Renzi. Facendoci semmai dire di no da lui, invece di pronunciare noi un no senza discutere. (…) I tempi della Rete e quelli della politica non sempre vanno d’accordo. Bastava fare un sondaggio e far scegliere agli attivisti se far partecipare il M5S al tavolo. Dicendo: caro Renzi, dici di essere il “rottamatore”, accetta una legge elettorale che abbia come condizioni il limite dei due mandati, l’esclusione dalle liste dei condannati e il ritorno alle preferenze”.

Il punto è soprattutto uno ed è anche la questione che fin dall’inizio ha tenuto banco tra i dissidenti: finché si rifiuta ogni dialogo con gli altri partiti non c’è alcuna possibilità di incidere sulle scelte che poi questi ultimi faranno. Mentre da soli, finché non si conquista la maggioranza in Parlamento, si può fare ben poco. E la vicenda della legge elettorale sta di nuovo mettendo in evidenza quella che a molti pare essere la principale debolezza della linea intransigente voluta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.