Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e il rischio scissione nel Pd

Ma in un Parlamento in cui è la sinistra Pd è ancora forte, il pericolo è che salti la riforma della legge elettorale.

L’Italicum, la nuova legge elettorale, potrebbe essere il pretesto per arrivare a quella rottura tra “sinistra Pd” e la maggioranza che fa riferimento a Matteo Renzi. Uno scenario che in molti hanno prefigurato fin da quando è diventato chiaro che l’ex rottamatore avrebbe preso il comando del partito e di cui lo scontro tra Renzi e Cuperlo di ieri potrebbe essere solo un antipasto.

Ma non è solo Cuperlo, che potrebbe addirittura arrivare a rassegnare le dimissioni da presidente del partito, a essere sempre più insofferente alla guida del Pd firmata Renzi. Oltre a lui ci sarebbe anche i bersaniani, guidati da Stefano Fassina e Cesare Damiano, ma anche gli ex popolari di Giuseppe Fioroni (da sempre nemico del segretario) e alcuni prodiani, tra cui Sandra Zampa. Insomma, lo scontento è trasversale e attraversa tutte le anime del partito. Ma il rischio scissione arriva solo dall’ala sinistra.

Insofferenti alla minoranza in cui sono stati relegati, e comunque legati a un modo di fare politica che fa molta fatica a riconoscersi nella leadership carismatica impressa da Renzi, potrebbero in effetti trovare molta più sintonia unendo le loro forze alla Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola. E così si darebbe anche un senso a quelle voci, prontamente smentite, che volevano Sel sul punto di sciogliersi nel Pd.

Messo così, lo scenario non è dei peggiori per la sinistra italiana: un Pd riformista guidato da Renzi, una Sel allargata e rafforzata e in grado di superare in agilità la soglia di sbarramento del 5%. Con i due partiti uniti in coalizione. Questo dando per scontato che passi l’Italicum, perché in verità la spaccatura che potrebbe registrarsi nel partito porta con sé il rischio che la riforma della legge elettorale non passi. In direzione Pd Renzi avrà anche la stragrande maggioranza dalla sua, ma nel Parlamento che è uscito dalle consultazione del 2013 la storia è ben diversa: al Senato, per dire, i renziani sono solo 25 su 108. Insomma, se nel Pd spaccatura sarà, il rischio è che salti tutta la riforma, ragion per cui, almeno per un po’, per Renzi è consigliabile non tirare troppo la corda.