Di Pietro vs Bindi, a Firenze scontro sul Lodo Alfano (e sul coraggio del Pd)

In attesa di partire per Firenze per raccontare sul posto la parte finale della “Festa Democratica” non ci resta che goderci via tv (diretta ogni giorno dalle 18:00 su Nessuno.tv, canale 890 di Sky) i match in scena sul palco della Fortezza da basso. Ieri è stata la volta di Antonio Di Pietro e Rosy

In attesa di partire per Firenze per raccontare sul posto la parte finale della “Festa Democratica” non ci resta che goderci via tv (diretta ogni giorno dalle 18:00 su Nessuno.tv, canale 890 di Sky) i match in scena sul palco della Fortezza da basso. Ieri è stata la volta di Antonio Di Pietro e Rosy Bindi in un serrato faccia a faccia moderato da Bianca Berlinguer, volto noto del Tg3.

Ad entusiasmare la platea il confronto tra i due sul Lodo Alfano e relativo referendum abrogativo. Si sa, il Pd ha preferito la petizione “Salva l’Italia” alla battaglia sul Lodo e, per questo, ha suscitato le ire del leader dell’Idv che dal capoluogo toscano, tra gli applausi dei presenti, ha puntato il dito contro i democratici: “Sarebbe stato utile se insieme alla petizione contro il Governo fossero state messe anche le schede per raccogliere firme per il referendum contro il lodo Alfano: mi dispiace che non si sia fatto”. E la Bindi alquanto indispettita: “Li abbiamo persi tutti da Barabba in giù, i referendum: a noi non serve una battaglia di minoranza”.

Ecco, il punto è proprio questo: la paura di una nuova sconfitta: sarebbe – dice il vicepresidente della Camera – “un’ulteriore dimostrazione che cuore e mente del paese sono stati conquistati da Berlusconi”. Una posizione condivisibile viste le cattive acque in cui già naviga il Partito Democratico tra lacerazioni interne e difficoltà a ripartire dopo la sconfitta elettorale (che tra l’altro, in alcuni ambienti del Pd, ancora si stenta ad ammettere) ma, non affatto accettabile perchè, come sostiene Di Pietro, se “quando c’era Mussolini quelli che hanno fatto la Resistenza avessero temuto di non raggiungere il quorum, nessuno avrebbe fatto il partigiano”.

Battuta che potrebbe essere la traduzione in dipietrese di un celebre passaggio del discorso di Obama a Bettendorf risalente al novembre scorso: “This is what we must do to reclaim the American dream. We know it won’t be easy. We’ll hear from the can’t-do, won’t-do, won’t-even-try crowd in Washington; the special interests and their lobbyists; the conventional thinking that says this country is just too divided to make progress. Well I’m not running for President to conform to this conventional thinking – I’m running to challenge it”. Altro che Veltroni: qui il vero americano è Tonino.