Direzione Pd: tra Renzi e Cuperlo è scontro totale

Il Presidente del Pd ha lasciato il tavolo della Presidenza dopo una frase del segretario.

La riforma elettorale proposta da Matteo Renzi alla Direzione odierna del Pd è stata approvata con 111 voti a favore, nessuno contrario e 34 astenuti. Tra gli astenuti c’è Gianni Cuperlo, il presidente del partito, che ha aspramente criticato non solo la proposta, ma anche il modo di operare del segretario.

Il sistema Italicum, oltre ad avere un nome, scelto durante il suo discorso da Renzi (ma probabilmente studiato a tavolino), non molto rassicurante (nonostante la diversa declinazione ricorda l’Italicus, il treno della strage del 4 agosto 1974…), non piace per nulla a una minoranza del partito, ma, in base a quanto detto da Cuperlo, non perché nato da un accordo con Silvio Berlusconi, quanto per il contenuto, in particolare per il premio di maggioranza concesso a chi raggiunge la soglia del 35% dei voti, troppo bassa secondo il presidente Pd, che poi ha aggiunto:

“La proposta di legge elettorale non è convincente perché non garantisce una rappresentanza adeguata. Né il diritto dei cittadini a scegliere i propri rappresentanti. Né una ragionevole governabilità”

A Renzi che alla fine del suo discorso ha detto che o la proposta veniva accettata così com’era o saltava tutto, e che il voto non era sul quello che il segretario stava presentando, ma su quello che tre milioni di persone hanno scelto votandolo alle primarie, Cuperlo ha replicato:

“Si dice che è tutto deciso con il voto delle primarie dell’8 dicembre? Allora è inutile convocare la Direzione, fai tutto da solo. Funziona così un partito? Io spero di no. E credo di no”

Quando la parola è tornata a Renzi, il segretario ha detto:

“Gianni te lo dico con amicizia, questo tuo riferimento alle primarie e alle preferenze, lo avrei voluto sentire la volta scorsa, quando tu e altri siete stati candidati nel listino. È inaccettabile che preferenze e primarie siano usate in modo strumentale adesso”

A quel punto Cuperlo ha lasciato il tavolo della presidenza, segno di una totale rottura con Renzi, almeno per adesso.

Intanto Stefano Fassina, ex vice ministro dell’Economia dimessosi proprio in seguito a una battuta del segretario, ha definito inaccettabile l’attacco di Renzi a Cuperlo e secondo i ben informati avrebbe chiesto a gran voce le dimissioni del Presidente.