Ginevra 2: la conferenza di pace sulla Siria. Nulla di fatto

Il nodo della conferenza di pace sulla Siria riguarda il destino di Bashar al Assad.

di andreas

Aggiornamento 25 gennaio. Doveva essere la giornata della svolta, quella in cui regime e ribelli si confrontavano per la prima volta con le armi della diplomazia e non con quelle da fuoco, ma invece non si sono neanche rivolti la parola nell’odierna giornata di colloqui del negoziato di pace di Ginevra 2. Il mediatore internazionale Lakhdar Brahimi, ha ammesso il fallimento ma senza per questo perdersi troppo d’animo. “Continueremo, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane”.

Ginevra 2: la conferenza di pace sulla Siria. 24 gennaio

Aggiornamento 15:00 – Come anticipato, il dubbio su un possibile via libera del governo siriano ad un nuovo esecutivo di transizione è stato dipanato poche ore dopo: le trattative a Ginevra, che si svolgono grazie alla mediazione di Brahimi ma in stanze separate (governo in una e ribelli in un’altra), si sono sostanzialmente arenate.

Il governo di Assad rifiuta ogni ipotesi di governo di transizione e minaccia di abbandonare il tavolo dei negoziati, che si sono arenati anche a causa dell’opposizione, che si rifiuta di incontrare la delegazione del governo di Bashar al-Assad se il presidente siriano non firmerà prima il protocollo di “Ginevra 1”, che prevede proprio un governo di transizione.

Sembra dunque che non ci siano speranze d’accordo tra le parti: l’opposizione sostiene di essere giunta a Ginevra per discutere di una transizione che preveda la caduta di Assad; al contrario il governo di Damasco sostiene di partecipare alla conferenza di pace solo per discutere di come combattere il terrorismo.

24 gennaio. Lo scetticismo che fin dall’inizio ha circondato la conferenza di pace sulla Siria potrebbe essere smentito. Il condizionale è d’obbligo, visto che la notizia dev’essere ancora confermata, ma secondo fonti delle televisioni siriane, riportate in Italia dall’Ansa, Bashar al Assad avrebbe detto sì a un governo di transizione. Bisogna però vedere quali saranno i termini, dal momento che le richieste dell’Onu parlavano di far entrare i ribelli in un governo di transizione – ancora presieduto da Assad? – che avrebbe dovuto portare allo svolgimento di libere elezioni.

Ginevra 2: cosa c’è da sapere

Al via Ginevra 2, la conferenza di pace sulla Siria organizzata dalle Nazioni Unite per provare a chiudere la guerra civile siriana che va avanti ormai da due anni. Come ormai noto, si chiama Ginevra 2 anche se l’incontro iniziale e i primi due giorni si svolgeranno a Montreux (sempre in Svizzera), per poi spostarsi a Ginevra a partire dal 24. L’obiettivo è la creazione di un governo di transizione che includa rappresentanti del regime e dei ribelli e che conduca a libere elezioni.

Sia il governo che i ribelli partecipano alla conferenza, ma da qui a dire che c’è già un accordo ce ne passa. Bashar al Assad vuole guidare il governo di transizione, e senza avere al governo nessuno dei ribelli. Inoltre ha fatto sapere che potrebbe ricandidarsi per un terzo mandato nelle presidenziali di giugno. Le posizioni, quindi, partono molto distanti.

In tutto ciò, l’opposizione si presenta pure divisa, dal momento che parteciperà la Coalizione nazionale siriana (comunque spaccata al suo interno e in cui molti chiedono il boicottaggio); mentre non parteciperà l’Esercito siriano libero e il Fronte islamico. Altri due gruppi più estremisti (e forse legati ad Al Qaeda) non sono stati invitati.

Oltre alla delegazione del governo e dei ribelli, partecipano altre trenta nazioni, oltre all’Onu e alla Lega Araba. Tra questi, i paesi sostenitori dei ribelli (Qatar, Arabia Saudita, Turchia) e i paesi confinanti colpiti dalla crisi, come Iraq e Libano. Dalla parte di Assad ci sarà invece solo la Russia, visto che l’invito all’Iran è stato ritirato. Tra le nazioni europee ci saranno Francia, Spagna, Regno Unito e Italia. Non mancheranno, ovviamente, gli Stati Uniti.

Il ruolo dell’Italia è meno marginale di quello che si possa pensare: secondo partner commerciale europeo dell’Iran dopo la Germania, l’Italia si è comunque trovata tagliata fuori da tutte le trattative che riguardano il nucleare iraniano, trovandosi così un po’ esclusa. Il lavoro del ministro degli Esteri Bonino sta però puntando proprio su questo e cercando di tornare attore di primo piano della questione iraniana. Ma visto il ruolo fondamentale della crisi siriana in tutto ciò, prima bisogna riuscire a tornare protagonisti già in questa conferenza di pace.

Verso Ginevra 2: 21 gennaio

A Ginevra 2 non ci sarà quindi l’Iran. Alla base della decisione dell’Onu di ritirare l’invito, la lontanza delle due parti su quello che è il punto fondamentale della conferenza di pace sulla Siria: la necessità di istituire un governo di transizione di cui facciano parte anche le forze ribelli e quindi, necessariamente, la destituzione di Assad. La partecipazione all’Iran avrebbe anche messo in dubbio la presenza alla conferenza proprio dei ribelli, dal momento che Assad, in questo appoggiato dall’Iran, ha fatto sapere di essere pronto a ricandidarsi e che, comunque, non accetterà che i ribelli entrino nel governo.

L’Iran fa comunque buon viso dopo l’esclusione e fa sapere che “se la Conferenza Ginevra-2 agirà sulla base del realismo e dei fatti sul terreno può essere un passo nella direzione di una ricomposizione pacifica della crisi siriana” (parole del ministro degli Esteri iraniano, Marziyeh Afkham). Più dura la posizione del ministro degli Esteri russo Lavrov: “Alla conferenza sederanno paesi come l’Australia, il Giappone, persino l’Indonesia e non l’Iran che è parte in causa? Senza l’Iran, Ginevra si ridurrebbe soltanto a un’ipocrisia”.

Verso Ginevra 2: 20 gennaio

Aggiornamento – Nella serata di lunedì 20 gennaio l’Iran, attraverso Ali Akbar Velayati, consigliere per la politica estera della Guida suprema Alì Khamenei, ha fatto sapere che non accetterà mai le disposizioni della Conferenza di Ginevra-1 sulla Siria perché significherebbe “legittimare i terroristi siriani” cui Teheran si oppone.
Per l’Iran non è accettabile la richiesta di far sedere allo stesso tavolo il governo siriano e i terroristi “sponsorizzati da Paesi stranieri, che hanno commesso crimini contro il popolo siriano”.

Poco dopo che queste dichiarazioni sono state diffuse dall’agenzia Irna, il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha ritirato l’invito all’Iran a partecipare a Ginevra-2. Questo gesto è stato accolto con entusiasmo dall’opposizione siriana in esilio. La Coalizione nazionale siriana ha confermato la sua partecipazione ai lavori.

Ginevra 2: la conferenza di pace sulla Siria al via il 22 gennaio

Si chiama Ginevra 2, la conferenza di pace sulla Siria, eppure si terrà in un’altra città svizzera, Montreux, a partire dal 22 gennaio. Gli ultimi dubbi sono stati momentaneamente dissipati e quanto meno è ormai certo che la conferenza si farà, che anche l’Iran è stato invitato dall’Onu (scontentando molti) e che i ribelli si sono detti favorevoli a partecipare. E questo nonostante il governo siriano, nei giorni scorsi, sembrava intento a un sabotaggio dell’appuntamento, continuando a bombardare Aleppo e affamando le zone controllate dai ribelli.

Un punto ancora da chiarire, ma che è fondamentale, riguarda il vuoto di poteri se la conferenza andrà a buon fine. Il regime ha più volte ribadito che toccherà a Bashar al Assad condurre la transizione; l’obiettivo dell’Onu è invece creare un governo provvisorio dotato di pieni poteri. E per creare questo governo i “pieni poteri” vanno prima tolti al presidente siriano. Questione non secondaria, quindi.

Nonostante le tante incertezze, alla fine i ribelli hanno deciso di partecipare alla conferenza il 18 gennaio: le forze di opposizione al regime di Bashar al-Assad hanno approvato l’invio di una delegazione a Ginevra 2. La votazione si è svolta a Istanbul e a scrutinio segreto 58 membri della coalizione hanno votato a favore della partecipazione al negoziato, 14 hanno votato contro, due si sono astenuti e uno ha votato scheda bianca.

Il problema fondamentale è però quello che si pone sempre, quando si dà il via a una conferenza di pace. I protagonisti ci saranno tutti, questo ormai è certo, ma si riuscirà a ottenere qualche risultato? Anche perché, visto come stanno andando le cose, se la conferenza dovesse fallire ci sono pochi dubbi sul fatto che Assad proseguirà nel suo lavoro per schiacciare le forze ribelli che per un breve periodo hanno sperato di essere appoggiate militarmente dall’Occidente.

Scrive su Internazionale Bernard Guetta:

La situazione, insomma, è molto confusa, principalmente per due motivi. Il primo è che gli americani non vogliono lasciarsi trascinare nel conflitto, come dimostra la loro rinuncia all’intervento militare per punire l’impiego di armi chimiche da parte di Damasco. In quest’ottica si spiegano anche il desiderio di Washington di trovare un’intesa sul nucleare con l’Iran e la tacita richiesta rivolta agli iraniani di contribuire all’allontanamento di Assad in cambio della sopravvivenza del regime. Il secondo motivo di tanta confusione è che i russi, pur avendo accettato gli obiettivi definiti dall’Onu, non intendono scoprire le loro carte sull’uscita di scena del presidente siriano.