Processo di Perugia, Amanda:” Ho ancora fiducia nella giustiza italiana”. Sentenza criticata negli Usa

Il processo di Perugia per il delitto di Meredith Kercher si è concluso, ma gli strascichi che si lascia dietro sono destinati a proseguire a lungo. Dopo la condanna a 25 e 26 anni rispettivamente per Amanda Knox e Raffaele Sollecito le reazioni delle due parti in causa sono state molto diverse: da un lato

Il processo di Perugia per il delitto di Meredith Kercher si è concluso, ma gli strascichi che si lascia dietro sono destinati a proseguire a lungo.

Dopo la condanna a 25 e 26 anni rispettivamente per Amanda Knox e Raffaele Sollecito le reazioni delle due parti in causa sono state molto diverse: da un lato i genitori di Meredith si sono detti soddisfatti della sentenza, felicitandosi dell'esito del processo ed elogiando la competenza della giustizia italiana; dall'altra i genitori della studentessa americana hanno deciso di spostare il caso sul versante politico, coinvolgendo la senatrice democratica dello stato di Washington (dove vive la famiglia Knox) Maria Cantwell che, dopo una brevissima occhiata alle carte del processo, ha esclamato che il procedimento giudiziario è stato viziato da sentimenti antiamericani.

Amanda, però, ha dichiarato di avere fiducia nella giustizia italiana, nonostante la sentenza, e pensa che con il processo di appello la sua situazione verrà finalmente chiarita e potrà riconquistare la libertà. Nel frattempo è stata spostata in un cella assieme ad un'altra ragazza americana, ha chiesto che le venga assegnato il lavoro di lavanderia e vorrebbe proseguire gli studi in lingue con l'università di Washington, ovviamente a distanza. Per quanto riguarda le voci di un possibile coinvolgimento delle autorità politiche nel processo, la notizia le ha fatto piacere, "umanamente parlando", ma ha precisato anche che non è necessaria alcuna ingerenza esterna.

Anche il segretario di Stato americano Hillay Clinton è intervenuto nella vicenda, interpellato dai media statunitensi che stanno martellando incessantemente sulla questione: partendo dalla premessa che non ha potuto seguire gli sviluppi, essendo impegnata sul fronte dell'Afghanistan, si è detta interessata ad ascoltare chiunque abbia delle opinioni interessanti, anche se ha voluto ribadire l'alleanza e la fiducia che lega gli Stati Uniti e l'Italia, così come le rispettive istituzioni.

Ma quali sono di preciso le accuse rivolte alla giustizia italiana? Oltre al verdetto finale in sé, ovviamente, è stato posto in rilievo come i giurati non siano stati opportunamente isolati durante lo svolgimento del processo e quindi le loro opinioni sono state plasmate dalla stampa italiana, definita "scandalistica", che ha dipinto Amanda come "promiscua e manipolatrice", con una particolare, ossessiva attenzione verso gli aspetti privati della vita della ragazza, spesso amplificando terribilmente i comportamenti più innocenti. Oltre a ciò è stato stigmatizzato il comportamento della polizia, troppo violento e intimidatorio, sopratutto durante i primi interrogatori, che avrebbe indirizzato le dichiarazioni della studentessa, rendendo nulle tutte le prime piste seguite dalle indagini.

In Inghilterra invece c'è stata grande soddisfazione per la fine del processo ed elogi per i magistrati italiani..Come fa giustamente notare l'Occidentale, sembra che nella vicenda siano in gioco sopratutto dei sentimenti di orgoglio nazionale, e l'amministrazione della giustizia svolgerebbe solo una piccola parte dichiarazioni degli interessati. Infatti i due Paesi hanno molto in comune per quanto riguarda leggi e modi di sorvegliarne la corretta applicazione: in entrambi vige il common law, e in entrambi il giornalismo d'inchiesta è considerato fondamentale durante i processi, così come è tenuta in grande considerazione la libertà d'informazione.

Dall'Italia giunge comunque la smentita del ministro Frattini riguardo ad un interessamento troppo invadente delle autorità americane: "Non ci sono critiche alla sentenza. Chi critica? Una petizione popolare guidata dai familiari della condannata, non certo Hillary Clinton: non facciamo confusione". In questo senso sembra che il caso mediatico sia stato solo una bolla di sapone che è scoppiata non appena sono stati coinvolti i diretti interessati. E' normale che le parti in gioco facciano i propri interessi, con dichiarazioni anche esagerate, ma è compito della stampa valutare la giusta rilevanza di ogni intervento.

In tutto ciò è stato messo in ombra l'altro condannato, Raffaele Sollecito, che dopo la sentenza è stato trasferito nel carcere di Terni. Chi lo ha visitato ha descritto il suo stato come estremamente confusionario: sembra che il contraccolpo emotivo sia stato molto forte e il ragazzo sembra non rendersi conto di dove si trova, né della sua condizione, dato che continua a chiedere quando uscirà di prigione.