Giallo Roma: morte sospetta all’aeroporto, in vacanza, ai castelli, in cella

Crescono i casi di morti sospette nella capitale, con i corpi senza vita rinvenuti all’aeroporto di Fiumicino, in vacanza nel viterbese, nei boschi dei Castelli Romani, nelle celle del Regina Coeli

di cuttv

Dopo la consueta cautela del primo momento, le indagini condotte sul corpo dell’uomo rinvenuto nel bagno dell’aeroporto di Fiumicino, del ragazzo in vacanza vicino al lago di Vico, di quello ritrovato a Velletri, propendono per l’ipotesi del suicidio, rischiando di far crescere una triste statistica che conta anche il detenuto tunisino del Regina Coeli, ritrovato appeso all’elastico delle mutande.

La porta del bagno trovata chiusa, il ritrovamento di lamette, polsi recisi e un biglietto scritto in italiano incerto (con la richiesta di essere seppellito in Italia), portano le indagini sul cadavere ritrovato a Fiumicino dall’identità ancora sconosciuta, a valutare l’ipotesi del suicidio.

Stessa triste ipotesi si profila per il sedicenne romano in vacanza a Ronciglione, in provincia di Viterbo, ritrovato dalla madre impiccato al ramo di un albero del giardino della villa di famiglia, vicino al lago di Vico.

Il corpo del ragazzo morto pochi minuti dopo l’arrivo in ospedale, è stato messo a disposizione dell’autorità giudiziaria, l’autopsia è ancora incerta, come le cause del gesto, forse imputabili ad una lite, con la fidanzatina, con la famiglia, di questo ragazzo che studiava violino al conservatorio di Santa Cecilia a Roma.

Dopo quindici giorni, le ricerche di Ivano Favale, geometra 28enne di Velletri, sono terminate nel bosco di Monte Artemisio, dove le squadre dei Tecnici del Soccorso Alpino Lazio hanno trovato il corpo privo di vita del ragazzo appeso ad un albero, nella zona boschiva scoscesa in località Fontana Marcaccio di Velletri. Anche in questo caso il cadavere, ritrovato in avanzato stato di decomposizione, è stato messo a disposizione del Magistrato competente, che non esclude l’ipotesi di suicidio.

Tutte indagini ancora aperte che non escludono l’ipotesi di suicidio, rischiando di far crescere una statistica che l’universo carcerario contribuisce a mantenere alta.

L’ultimo caso riguarda il 25enne tunisino detenuto nel carcere romano di Regina Coeli per rapina, furto e resistenza a pubblico ufficiale, affetto da Hiv e in regime di isolamento nel Centro clinico del carcere, ritrovato impiccato nel bagno con l’elastico delle mutande.