Rubin Carter è morto, addio a “Hurricane”

Si è spento a 76 anni, lottava da due anni contro il cancro alla prostata.

All’età di 76 anni si è spento oggi Rubin Carter, ex pugile peso medio conosciuto in tutto il mondo con il soprannome Hurricane. Da due anni lottava contro un cancro alla prostata e nell’ultimo periodo la sua malattia si era aggravata. La morte è sopraggiunta mentre dormiva secondo quanto detto da John Artis, il suo grande amico che era diventato anche il suo assistente dopo essere stato suo compagno di cella per anni perché ritenuto complice di un triplice omicidio avvenuto il 17 giugno 1966 di cui Carter fu accusato a lungo ingiustamente.

Il caso giudiziario in cui fu coinvolto lo resero forse ancora più noto dei suoi successi sportivi, 27 vittorie dal 1961 al 1966, 12 sconfitte e un parecchio, con 8 knockout e 11 knockout tecnici. Il pubblico lo aveva soprannominato Hurricane per i suoi colpi velocissimi e la sua imprevedibilità sul ring. Nonostante fosse alto solo 1,73 combatté sempre tra i pesi medi e riuscì a battere anche il pluricampione del mondo Emile Griffith.

Fu condannato a due ergastoli per il triplice omicidio avvenuto a Paterson, nel New Jersey, contro di lui testimoniarono due ladri che poi però ritrattarono, subì un nuovo processo, tornò in libertà per un breve periodo, poi però fu condannato una seconda volta e tornò in prigione per nove anni. In totale scontò quasi 19 anni di carcere e nel 1985 fu liberato, poi nel 1988 tutte le accuse contro di lui caddero. Hurricane si era sempre professato innocente e divenne il simbolo dell’ingiustizia subita per motivi razziali, infatti la giuria che lo condannò era composta solo da bianchi. L’opinione pubblica fu dalla sua parte e nel 1975 uscì un’autobiografia, The Sixteenth Round, che ispirò la canzone di Bob Dylan Hurricane. Nel 1999 è stato girato anche un film sulla sua storia, The Hurricane, con protagonista Denzel Washington (che fu anche candidato agli Oscar).

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