Renzi “crocifigge” Letta e resuscita il Cav?

Il patto del cappuccino fra Matteo Renzi ed Enrico Letta si è sbriciolato dopo poche ore con la stroncatura del governo da parte del segretario del Pd, partito in bilico fra il divenire l’arbitro della politica italiana o il ripiombare nel disastro, capace ancora di perdere la battaglia decisiva, resuscitando addirittura Silvio Berlusconi.

Domani Renzi incontra il Cav dopo aver crocefisso Letta nella Direzione Pd: mai il capo del partito di maggioranza aveva attaccato il “suo” premier e il “suo” governo, come fosse il leader d’opposizione. Infantilismo politico o calcolo spregiudicato del gioco delle tre carte?

Scrive oggi Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Siamo in ogni caso a una svolta. Il sindaco di Firenze ha alzato la posta e, come si dice, ha puntato tutto su un numero: o la va o la spacca. O riesce a conquistare un vero e rilevante potere personale o perde tutto. Sullo sfondo Berlusconi sorride: gli sviluppi esplosivi nel Pd gli restituiscono un ruolo di assoluto rilievo. È una sorpresa persino per lui”.

Partiamo proprio da qui limitandoci agli effetti politici dell’incontro di domani fra il Cav e il leader del pidì sulla legge elettorale. Comunque andrà – accordo o disaccordo – la palma del vincitore andrà a una solo e non cingerà il capo del sindaco. Su una patata bollente di tale portata la storia e la cronaca insegnano che i leader dei due principali partiti (o i premier di due Paesi) si incontrano ufficialmente e alla luce del sole solo se c’è un accordo preventivo preparato dal lavoro dei rispettivi staff: insomma i due capi “avversari” si incontrano solo per una esigenza mediatica e di propaganda, stringendosi le mani col sorriso pur suggellare una importante convergenza. E’ così anche stavolta?

Se l’accordo c’è, sotto la poltrona di Letta si accende la miccia della bomba ad orologeria. Se non c’è, ad uscirne spennato sarà Matteo e non il leader di FI. Il modello di sistema elettorale è decisivo per gli assetti politici. E’ utile ricordare che la famosa “Legge truffa” DC del 1953 fatta saltare a furor di popolo dal Pci-Psi garantiva il 65% dei seggi alla lista in grado di assicurarsi almeno il 50,1% dei suffragi. Il patto Renzi-Cav andrebbe ben oltre, uno schiaffo alla democrazia, un ultimo colpo al rapporto già minato fra politica-istituzioni-cittadini.

Una legge di tipo ultramaggioritario resusciterebbe oggi una coalizione di centrodestra con Forza Italia perno di forza diverse (da Alfano alla Lega) della nuova maggioranza, mettendo fuori gioco il Pd e squagliando come neve al sole il lavoro di rinnovamento in atto nella vasta area moderata decisa a superare il berlusconismo e la seconda Repubblica.
il modello spagnolo o il Mattarellum riverniciato ricompattano e regalano la vittoria al centrodestra, in primis alle Europee di maggio, con il Pd ancora una volta a interrogarsi sui perché di una ennesima sconfitta, letale per il futuro del partito e del suo leader.

Renzi, ex diccì, esce dagli schemi classici dello Scudo Crociato, dove l’attivismo e il decisionismo venivano visti con gran sospetto. Per la legge elettorale, stavolta, il metodo conta, eccome: perchè tagliarsi tutti i ponti e non andare da Berlusconi dopo aver delineato un accordo di maggioranza, per poi allargare il tavolo alle opposizioni? Un accordo fra Matteo e il Cav potrebbe comunque poi saltare con le trappole tese in Parlamento. Già i senatori dei vari gruppi di centro sono in grado di bloccare a Palazzo Madama qualsiasi intesa Berlusconi-Renzi che dovesse passare sulle loro teste. Alla Camera, quanti deputati Pd farebbero quanto già fatto dai famosi “101”? Quanto a Grillo, ormai è chiarissimo che preferirebbe andare a votare con il sistema disegnato dalla Consulta: proporzionale corretto, con piccolo sbarramento e preferenza unica. Un sistema che, in un’Italia ormai sostanzialmente tripolare, condannerebbe alla riedizione delle larghe intese, con quelle mediazioni che Renzi non sa fare e non vuole fare e che fugge come la peste.

Scrive Giovanni Grasso su Avvenire: “E, paradossalmente, il rischio di votare con il proporzionale diventa l’assicurazione più forte per la vita del governo Letta”. E sul Colle arriva odore di bruciato? Chi è sulla graticola?

I Video di Blogo