Iran: Primo sblocco delle sanzioni occidentali

Dal primo febbraio, l’Iran potrà accedere a parte dei fondi congelati nei conti esteri. Ciò sarà possibile in base all’accordo di Ginevra sul nucleare

Marziyeh Afkham, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha confermato che “l’applicazione del piano di azione congiunto inizierà il 20 gennaio” (Via Ansa). Afkham si riferisce all’accordo di Ginevra sul nucleare, siglato con gli Stati del 5+1 (Usa, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia + Germania).

Nel momento in cui tutte le clausole del patto ginevrino diventeranno effettive, Theran potrà beneficiare di un primo sblocco delle sanzioni economiche, disposte da Stati Uniti e Unione Europea. Dal primo febbraio, infatti, la Repubblica Islamica potrà accedere mensilmente a tranche da 550 milioni di dollari, fino ad arrivare (il prossimo 20 luglio) a 4,2 miliardi. Ricordiamo che l’ammontare totale dei fondi congelati, nei conti esteri iraniani, è di 7 miliardi.

Il primo marzo è in programma anche un versamento da 450 milioni di dollari, in cambio della diminuzione, da parte di Theran, dell’uranio arricchito (dal 20% al 5%) in metà delle sue scorte. Altri 450 milioni dovrebbero arrivare il primo aprile, quando sarà diluita l’altra metà dello stock.

Inoltre, affinché non ci siano ostacoli allo sblocco delle sanzioni, è necessario che l’Iran non produca più energia nucleare con uranio arricchito sopra il 5%. A certificare l’impegno di Theran in tal senso, ci saranno le ispezioni a sorpresa dell’Agenzia Onu per l’Atomica (Aiea) in tutti i siti del Paese, secondo le regole del Protocollo aggiuntivo al Trattato di non-proliferazione nucleare.
Il primo blitz dell’Aiea c’è stato lo scorso dicembre, nel sito di Arak e tutto è filato liscio.

Per il momento, la più grande minaccia al rispetto dell’accordo di Ginevra è rappresentata da un pezzo dell’ establishment politico nordamericano. A tale proposito, ricordiamo che lo scorso mese 26 senatori (13 repubblicani e 13 democratici) hanno proposto di applicare nuove misure punitive al primo passo falso del governo Rowani. Barack Obama ha manifestato tutto il suo disappunto per questa inziativa, conscio di quanto sia fragile l’intesa con la Repubblica Islamica. In ogni caso il Senato voterà la proposta nel mese corrente, a prescindere dal parere di Obama.

Rowani ha dovuto dare prova di grande coraggio per arrivare alla firma dell’accordo. Il presidente deve tenere “sotto controllo” un vasto fronte di opposizione ultraconservatrice, che lo accusa di essersi alleato con “il diavolo“. Proprio per questo motivo, se gli statunitensi tirassero troppo la corda, Rowani sarebbe obbligato a mandare tutto all’aria. Sentore di ciò è quanto accaduto lo scorso dicembre, quando il negoziato ha avuto una prima battuta d’arresto. In quell’occasione, Washington aveva annunciato sanzioni per 17 soggetti, tra aziende e operatori, accusati di aver di aver offerto supporto all’Iran per aggirare le penalità economiche (a cui era sottoposto in passato). La decisione nordamericana provocò l’immediata reazione di Theran e il conseguente rientro in patria della squadra di negoziatori iraniani.

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