Papa Francesco nel mirino della malavita organizzata?

Papa Francesco, con il suo operato e anche con il suo recente messaggio per la Giornata mondiale della Pace, creerebbe molti problemi alla malavita organizzata che potrebbe “legarsela al dito”.

di robo

Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della pace – testo citato anche dal presidente Napolitano nel suo discorso di fine anno – papa Francesco ha parlato anche di come la corruzione e il crimine organizzato siano avversari della fraternità. Scrive tra l’altro papa Francesco:

Un autentico spirito di fraternità vince l’egoismo individuale che contrasta la possibilità delle persone di vivere in libertà e in armonia tra di loro. Tale egoismo si sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale, che, logorando in profondità la legalità e la giustizia, colpiscono al cuore la dignità della persona. Queste organizzazioni offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto più quando hanno connotazioni religiose.

A più di qualcuno non è sfuggita la sfumatura finale, quella cioè delle organizzazioni criminali che hanno connotazioni religiose. Non è un mistero per nessuno che tra le organizzazioni criminali con connotazioni religiose si possono annoverare mafia, ‘ndrangheta e camorra. Tornano alla mente le recenti affermazioni di Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, che da un lato loda papa Francesco e dall’altro avanza qualche timore di ritorsioni della malavita organizzati nei confronti del pontefice. Secondo Gratteri, infatti:

Questo Papa è sulla strada giusta. Ha da subito lanciato segnali importanti: indossa il crocifisso in ferro, rema contro il lusso. È coerente, credibile. E punta a fare pulizia totale.

Atteggiamento questo che, per Gratteri, irrita la mafia finanziaria, tanto che se i boss potessero fare uno sgambetto al papa, non esiterebbero di certo a farlo:

Non so se la criminalità organizzata sia nella condizione di fare qualcosa, ma di certo ci sta riflettendo. Può essere pericoloso.

Affermazioni da non far passare sottogamba quelle di Gratteri – che nel libro Acqua santissima. La Chiesa e la ‘ndrangheta: storia di potere, silenzi e assoluzioni (Mondadori 2013) racconta i legami tra il mondo della chiesa e quello della malavita – e che in Italia hanno avuto poca eco, ma che invece all’estero sono state prese sul serio, tanto che il giornale brasiliano Istoé individua un punto ben preciso che ha fatto stizzire la mafia:

L’odio dei mafiosi per Francesco viene dall’impeto del gesuita nel riformare un’istituzione nella quale hanno interessi personali e che esplicita bene l’idea di “centro di potere economico”.

Del resto, non è un mistero per nessuno, che l’invito a guarire dalla corruzione è un messaggio che papa Francesco porta avanti fin da quando era cardinale e ora, con tutto il potere carismatico che riveste da capo della chiesa cattolica, non intende tralasciare.

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