Quattro neonazisti volevano uccidere Barack Obama: ci riuscirà qualcun altro?

Ora è tutto in mano ai federali, ma è un’avvisaglia, di quelle da brividi. Milizie ariane che volevano uccidere Obama, almeno a quanto ha dichiarato uno di loro Secondo l’emittente locale CBS34, uno dei fermati ha confessato. “Avremmo sparato a Obama da grande distanza, circa 750 metri, usando un fucile”. L’attentato era stato preparato per


Ora è tutto in mano ai federali, ma è un’avvisaglia, di quelle da brividi. Milizie ariane che volevano uccidere Obama, almeno a quanto ha dichiarato uno di loro

Secondo l’emittente locale CBS34, uno dei fermati ha confessato. “Avremmo sparato a Obama da grande distanza, circa 750 metri, usando un fucile”. L’attentato era stato preparato per giovedi’, il giorno in cui Obama salira’ sul palcoscenico per accettare l’investitura a candidato democratico alla Casa Bianca

Accade tutto ad Aurora, ad una cinquantina di chilometri da Denver. Da quelle parti c’è gente che non si fa grossi problemi ad andare in giro ubriaca su un pick up preso a noleggio, caricato con un paio di fucili di precisione, munizioni, mirini, droga – pare mdma: il che la dice lunga sull’ariana coerenza dei soggetti – e che sembrava piuttosto motivata a fare del Senatore dell’Illinois se non un presidente, un candidato presidente morto.

I quattro fermati – di due di loro si sanno i nomi, Nathan Johnson e Tharin Gartrell – facevano parte dei Sons of Silence, una congrega di motociclisti con la passionaccia per le reliquie naziste. Un gruppo di biker che aveva – e ha – qualche legame anche con le varie formazioni di estrema destra di cui si può leggere, per esempio, su riviste come Soldier of Fortune.

E’ questione di tempo però, e lo si ripeteva da mesi, vi ricordate ad inizio agosto la vicenda di Raymond Hunter Geysel, un altro squilibrato che voleva, testuali parole “piantare una pallottola nella testa di Obama”? Chi sarà il prossimo? Se non ci sono riusciti loro, potrebbe riuscirci qualcun altro. Forse c’è un pezzo di America che odia il pensiero che a guidarla sia un nero; un nero che tra il nome ed il cognome ha di mezzo un “Hussein” di troppo.

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