Fassina: “Renzi ambiguo: al Pd serve un leader, non un dittatore”

L’ex viceministro molto duro nei confronti del segretario Pd. E auspica un’Eurozona in grado di proporre un’alternativa

Stefano Fassina, ex viceministro dell’Economia, è stato ospite del videoforum di Repubblica Tv e, naturalmente, ha parlato delle sue dimissioni di una settimana fa. La ragione principale della sua autoesclusione dal governo Letta è “la netta sensazione di una ambiguità nel rapporto tra la segreteria democratica e il governo Letta” emersa “nelle ultime settimane” ovverosia successivamente all’elezione a segretario di Matteo Renzi.

Che i rapporti fra il dalemiano di ferro e il rottamatore fossero freddi era risaputo, ma che Fassina potesse dare delle dimissioni tanto presto da dare l’impressione di un palese rapporto di causa-effetto nessuno se lo aspettava.

Se il mio segretario manifesta ambiguità e oltre a mettere in evidenza limiti ed errori dell’esecutivo si lascia andare a caricature distruttive…. Era diventato ‘il governo delle marchette’, senza sentire mai una parola di apprezzamento per misure importanti, come quelle a favore degli esodati,

è stata la spiegazione del fuoriuscito dal Governo.

“Uniti non ci batte nessuno” aveva detto Letta all’Assemblea nazionale Pd del 15 dicembre, ma la pax interna si è rivelata un fuoco di paglia, indegno persino di una logica tregua natalizia.
Fassina a Repubblica Tv ha parlato del rischio

di indifferenza o atteggiamenti liquidatori davanti a posizioni interne che vanno in senso diverso da quelle espresse dal segretario. Serve una leadership forte, ma va evitato il rischio di far diventare il Pd un partito personale. Ok alle riunioni di direzione itineranti, ma facciamole nei circoli del Pd non nei comitati elettorali pro-Renzi. Ci vuole un partito che torni a essere un partito. Non abbiamo bisogno di un dittatore, ma dobbiamo essere un soggetto politico.

Fassina non le manda a dire: il sillogismo è presto fatto, alle due estremità ci sono Renzi e la dittatura. L’ex viceministro dice di riconoscersi “in una cultura politica e in un programma, non in una corrente o in un’area”. Secondo Fassina è compito del Pd “rimettere al centro la persona che lavora e affrancarsi dal liberismo” e in tal senso gli interlocutori più sensibili sembrano essere Pippo Civati e Gianni Cuperlo.

Riguardo all’Europa, Fassina auspica che vi sia un’alternativa alle politiche che hanno portato l’Eurozona sull’orlo del baratro:

Occorre cercare un piano B, perché insieme all’economia si rischia di mandare a fondo anche la democrazia attraverso le forze no-euro, i partiti populisti e nazionalisti.

Via | Repubblica

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