La legge elettorale in aula il 27 gennaio: Matteo Renzi taglia fuori il Movimento 5 Stelle

Il referendum online M5S rischia di andare troppo per le lunghe rispetto ai tempi previsti. Ma la discussione è ancora in alto mare.

di andreas

L’annuncio arrivato ieri sera che la riforma della legge elettorale approderà in aula il 27 gennaio ha due conseguenze: da una parte Matteo Renzi si trova adesso con il coltello dalla parte del manico, dal momento che le sue tre proposte rimangono le uniche su cui c’è il (poco) tempo per ragionare e decidere; l’altra è che il Movimento 5 Stelle si trova tagliato fuori dalla discussione, poiché il referendum online con cui il partito di Beppe Grillo deciderà qual è la sua proposta in materia è quasi impossibile che sia completato per tempo (tanto più che ancora non è cominciato).

Il che non significa che per il segretario del Pd vada tutto per il verso giusto, anzi. Se da una parte i tempi stretti possono fare sì che almeno questa volta la discussione cominci sul serio, dall’altra il rischio è che la commissione che dovrà esaminare e preparare il testo che arriverà in aula diventi un campo minato dalla quale sia molto difficile uscire vivi, o almeno con qualcosa di concreto di mano.

Se anche si esclude dalla partita il Movimento 5 Stelle, resta il fatto che il Pd è diviso al suo interno tra chi gradisce il sistema spagnolo (proporzionale) e chi invece insiste sul maggioritario a doppio turno. E già questo è un bel problema. Se poi ci si aggiunge il fatto che il primo piace a Forza Italia (storicamente penalizzato dal maggioritario), mentre il secondo piace a Ncd, ecco che la situazione si complica ancora di più.

Come se ne esce? La cosa certa è che prima di tutto dev’essere il Partito Democratico a trovare un accordo al suo interno e poi presentare la sua proposta al partito che potrebbe appoggiarlo. Sembrerebbe una cosa semplice, se non fosse che la riforma della legge elettorale si sta trasformando nel terreno di scontro tra renziani e anti-renziani. Brutto segnale.