Italia-Sud Africa – O si cambia gioco, o con Samoa è ancora sconfitta

Come dopo la sfida con gli All Blacks, cerchiamo di vedere cosa resta di positivo del match di Udine con i campioni del mondo e cosa, invece, preoccupa e mostra i limiti dell’Italrugby. Partiamo dalle conclusioni: con questa mentalità, con queste scelte tattiche e continuando a giocare come fatto fino a oggi l’Italia continuerà a

Come dopo la sfida con gli All Blacks, cerchiamo di vedere cosa resta di positivo del match di Udine con i campioni del mondo e cosa, invece, preoccupa e mostra i limiti dell'Italrugby. Partiamo dalle conclusioni: con questa mentalità, con queste scelte tattiche e continuando a giocare come fatto fino a oggi l'Italia continuerà a ottenere sconfitte onorevoli, ma di vittorie sarà dura parlarne. E se dopo un Sei Nazioni disastroso i risultati di questa estate e dei due match appena disputati posso venir visti in ottica positiva, perdere con Samoa e fare un altro zero nel Sei Nazioni 2010 sancirebbe il totale fallimento della gestione Mallett. Ma ecco i pro e i contro di sabato.

Cosa ha funzionato. Per quaranta minuti, circa, l'Italia ha giocato alla pari con i vincitori del Tri Nations. Certo, il Sud Africa giunto in Europa sembra demotivato e stanco, ma il XV sceso in campo sabato aveva nomi che facevano paura. Giocare punto su punto, mettere in difficoltà gli Springboks e spaventare lo staff tecnico sudafricano sono fattori positivi da non sottovalutare. Nei due match abbiamo limitato bene i passivi, abbiamo difeso bene sia con gli uomini di mischia sia con i trequarti (Robertson e Pratichetti gli unici insufficienti). Mallett, finalmente, schiera i giocatori nei loro ruoli naturali, evita esperimenti risultati ridicoli e con l'abolizione di alcune ELV la mischia è tornata a dominare anche contro pack forti come quello sudafricano.
Insomma, siamo usciti a testa alta dal campo contro gli All Blacks e il Sud Africa. Questo dopo l'avvilente Sei Nazioni 2009 e dopo aver visto un'Italia senz'anima. Ma qua finiscono le note positive.

I limiti azzurri. Come potrete sentire nelle interviste che pubblicherò in giornata, la decisione di giocare al piede, mantenendo il pallone in campo, era voluta dallo staff tecnico. E, a parte esser stata giocata male, è secondo me una tattica suicida. L'Italia difende bene quando gli avversari muovono palla da ripartenze da fermo. Mischia, ruck, touche sono situazioni in cui i nostri riescono a difendere in avanzamento. Ma contro dei trequarti come quelli sudafricani l'Italia ha problemi a difendere quando essi sono lanciati e, ancora peggio, in un ping-pong tattico i nostri piedi non valgono quelli degli avversari. Inoltre, continuare a usare il piede significa annullare completamente il gioco alla mano italiano. Non attacchiamo, non proviamo a costruire azioni, ci limitiamo a respingere gli avversari. Così non si segna e così non si vince. Non è un caso che nelle due rare occasioni dove Gower ha giocato abbiamo segnato e siamo andati vicini a segnare (Canale con gli ABs).
Abbiamo una mischia forte, ma che non riesce a finalizzare questa sua superiorità. Non crea occasioni, non crea gioco, non prova le ripartenze vicino al punto d'incontro ed è, in conclusione, una potenza sterile. La touche fa il compitino, ma sotto pressione perde palla e non contrasta mai le rimesse avversarie.
La mediana risulta così lenta, il gioco non si sposta e abbiamo due ali assolutamente inutilizzate in fase offensiva. McLean non attacca mai la linea, prende palla e calcia. Punto.
Una tattica simile è perdente. Può funzionare solo se punti a ottenere molti falli con il pack e a convertirli. Ma noi non abbiamo Wilkinson, né Carter né nessuno dei due Steyn o un Paterson. Con Gower e McLean puntare sui calci piazzati è assurdo, e Udine lo ha dimostrato.

Continuando così, le vittorie sono impossibili. In definitiva, cosa resta del match di Udine? Un'Italia che ha lottato, che ha giocato anche alla pari con i campioni del mondo e che ha ritrovato una mischia dominante. Basta. Quello che manca è una mentalità vincente e la voglia di provare a vincere. Limitare i danni non porta alla vittoria. Non lo fa contro All Blacks e Springboks, ma non lo fa neanche contro Samoa, Galles o Francia. Mallett continua a dimostrare di non credere in questa Italia e i suoi "successi" si chiamano onorevoli sconfitte. A ciò aggiungiamo che, vista la qualità di mediana e trequarti, si conferma inutile e inspiegabile la presenza di Alessandro Troncon nello staff tecnico. Non è all'altezza del ruolo che ricopre e in campo di vede.
Insomma, da sabato le cose devono cambiare. Deve cambiare la testa e gli schemi. Solo così si può sperare di raccogliere qualcosa e non arrivare a fine marzo con 19 sconfitte consecutive sul groppone. Troppe a poco più di un anno dall'appuntamento mondiale.

I Video di Blogo