Renzi preme sull’acceleratore, “o la va o la spacca!”

Quando il quotidiano ufficiale del Pd (partito del premier e del neo segretario del primo partito di maggioranza) arriva a titolare: “Renzi e Letta ai ferri corti”, delle due l’una: o lo stato confusionale in casa pidì ha superato ogni limite, o c’è una strategia tesa a far saltare il banco.

In una situazione dove Mario Draghi ribadisce che la crisi non è superata e che la ripresa sarà molto debole, smentendo l’ottimismo del ministro dell’Economia Saccomanni, il premier rattoppa errori e belinate dei suoi ministri e si “trastulla” in una inutile nuova verifica di maggioranza fingendo di non sapere che il nodo vero sta nel Partito Democratico, nel ruolo assunto da Matteo Renzi.

Il gioco è sempre più scoperto e va al di là delle differenze caratteriali fra premier e leader del pidì. Non solo Matteo Renzi si è impadronito della scena (primattore grazie al tam tam mediatico sulla falsariga di quanto accaduto per 20 anni con Silvio Berlusconi) ma detta puntigliosamente e con arroganza (spesso un elefante che scorrazza dentro una stanza di cristalli) l’agenda al governo, come fosse già insediato a Palazzo Chigi, con Letta soprammobile, ridotto a re travicello.

Il “rottamatore” si muove a 360 gradi, ammiccando a Berlusconi sul nodo incandescente della legge elettorale; provocando il già provocato (con la proposta di nuova legge elettorale alla spagnola) partitino del vice premier Alfano con una urgenza sospetta su unioni civili e jus soli; spiazzando sindacati e industriali su una riforma del lavoro che viene per lo più vista come propagandistica quanto zuppa riscaldata.

Allora? Il sindaco ha scelto di buttarsi nel campo minato di riforme difficili perché deve portare a casa – subito – risultati concreti proprio sui terreni più impervi. Non c’è più posto per due star sullo stesso piedistallo, o il passista-metodico Enrico Letta o il velocista-scattista Matteo Renzi. Uno dei due scalza l’altro perché il tempo logora entrambi e non permette il dispiegarsi delle due strategie dei due protagonisti.

Un logoramento che soprattutto investe il Paese, lasciandolo nudo e crudo nel pantano della crisi. Al di là delle battute, Letta fa di tutto per far saltare l’obiettivo di Renzi (lo stesso di Berlusconi e di Grillo), quello del voto anticipato.

Ma Renzi, come il leone che ha i denti infilzati nella giugulare dell’antilope aggredita e in agonia, non molla la presa e le prova tutte per portare a casa qualche riforma che conta o per incolpare gli altri dell’eventuale fallimento. La clessidra scorre inesorabile e la resa dei conti arriverà alle elezioni europee, rischiose per il Pd, vera e propria spada di Damocle per Renzi.

Scrive oggi Masimo Gramellini su La Stampa: “Renzi sa fin troppo bene che c’è una tagliola innescata lungo il suo cammino: le elezioni europee del 25 maggio. Qualsiasi sondaggio, e anche il semplice buon senso, riconosce che il Pd renziano vincerebbe a mani basse le politiche, mentre rischia di perdere quelle continentali, fatte apposta per esaltare la pancia dell’elettorato di Grillo e Berlusconi che Renzi, leader dell’unico movimento di massa non populista, non può permettersi di assecondare. Attribuire la colpa del probabile rovescio al governo Letta non gli servirebbe a nulla. La sconfitta europea scalfirebbe il suo mito mediatico, dissolvendo d’incanto l’alone che lo circonda. I giornalisti e i cortigiani lo abbandonerebbero al suo destino, e i piranha del suo partito ne spolperebbero i resti, consegnandolo al sacrario degli ex segretari trombati che vanta già numerose lapidi. Immaginate, la mattina del 26 maggio, il baffetto di D’Alema increspato in una smorfia di sarcasmo: «A-ha, ma questo Renzi non l’avevamo messo lì per farci vincere?» Perciò il segretario del Pd è costretto a fare saltare il banco al più presto, dando l’impressione di non volerlo, ma provocando gli alleati e strizzando l’occhio agli oppositori perché qualcun altro si sporchi le mani al posto suo”.

Il “rottamatore”, padrone pro tempore del Pd, ha innescato la bomba ad orologeria. Il sinistro tic-tac rintocca fin sul Colle. Con quale effetto?