Ore 12 – Il Pd fra antichi vizi e nuove virtù (che non arrivano)

Si agitano, le diverse anime del Pd. Non solo schermaglie, fra il surreale e il grottesco, sotto l’ombrellone. La battaglia che in primavera porterà alla resa dei conti interna è avviata. Con la benedizione di Romano Prodi. Il Prof sta lontano dalla mischia ma soffia sul fuoco e muove le sue pedine. Dentro e fuori

Si agitano, le diverse anime del Pd. Non solo schermaglie, fra il surreale e il grottesco, sotto l’ombrellone.

La battaglia che in primavera porterà alla resa dei conti interna è avviata. Con la benedizione di Romano Prodi. Il Prof sta lontano dalla mischia ma soffia sul fuoco e muove le sue pedine. Dentro e fuori il pidì. Un partito con almeno tre linee: quella di Veltroni (avanti con il Pd così com’è); quella di D’Alema (Pd rinnovato per fare nuove alleanze, dagli ex comunisti e socialisti fino alla nuova Costituente di centro, obiettivo: un nuovo centro sinistra); quella di Parisi/Prodi (ritorno all’Ulivo per evitare di condannare il Pd all’opposizione perenne).

Il refrain di Veltroni è quello sempre usato dal Pci nelle fasi delle sconfitte: “La linea è giusta ma è sbagliata l’applicazione”. Sempre, da Lenin a Berlinguer e oltre, ogni critica interna veniva spezzata, bollata a seconda delle convenienze, come “settarismo di sinistra” o come “opportunismo di destra”.

Oggi, nel Pd, ci si barcamena fra l’attacco agli “opportunismi” e l’invito al superamento dei “personalismi”. La verità è che il Pd non ha una sua linea politica e vaga tra posizioni assemblearistiche e il modello berlusconiano intriso di leaderismo casareccio e populismo dozzinale, con un gruppo dirigente oligarca e, specie nel territorio, dedito alla semplice gestione del potere.

Il rinnovamento è solo di facciata e a dominare sono gli highlander”, gli immortali. Le correnti sono una realtà. Primarie o non primarie, il fatto è che gli iscritti (la base) non conta e non gestisce niente. Per questi motivi il congresso subisce continui rinvii e il partito resta fermo nella bonaccia.

Veltroni tira diritto. Non vede i sondaggi (Pd in continuo calo), non ode le critiche di sindaci come Chiamparino, Cacciari, Cofferati, non sente l’inconsistenza e l’isolamento del suo governo ombra.

Intanto a Firenze, fra applausi a Bossi e fischi ai leghisti, si fa la Festa. Non più de l’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, da oggi firmato dal nuovo direttore Concita Di Gregorio (auguri!).

Di fatto, prosegue il taglio delle radici ideologiche e storiche. Ma è solo una mano di vernice sopra la ruggine. Solo Berlusconi gongola. Non pochi italiani gridano: “Ridateci i democristiani, i socialisti e, se proprio necessario, pure i comunisti”.