Letta&Renzi “lavorano” per Berlusconi&Grillo?

Mentre la politica si supera nel balletto farsesco con “Poche idee, ma confuse” la realtà del Paese (dati Istat) resta oltre il limite di guardia, con la strombazzata ripresa solo una chimera.

L’Italia è sotto una grandinata di record negativi: la disoccupazione giovanile è al 41,6% (mai così alta da 27 anni!), le ore di cassa integrazione superano il miliardo, crescono del 32% le domande di disoccupazione, con due milioni di richieste in undici mesi! Siamo a un passo da una vera e propria Caporetto!

L’annunciata riscrittura delle regole del lavoro (insistendo sui vincoli contrattuali e sulla flessibilità) rischia di perdersi nel solito gioco propagandistico dei partiti e lo stesso Jobs Act di Matteo Renzi può fare la fine di altre proposte precedenti, chiuse e dimenticate nel cassetto del “vorrei ma non posso”.

Il governo Letta ha le sue responsabilità ma le radici della crisi vengono da lontano e richiedono misure drastiche, l’uso del bisturi, non certo pannicelli caldi che alla fin fine colpiscono ancora i ceti più deboli e lasciano tutto come prima, o peggio.

Il premier Letta scivola all’angolo del ring, frastornato dagli assalti del segretario del suo stesso partito che colpisce anche sotto la cintura, per nulla interessato alle sorti dell’esecutivo, tanto meno del Pd, oramai “giocattolo” personale del sindaco.

La guerra fredda fra i due galletti dello stesso Pd può presto sfociare in una deflagrazione distruttiva per entrambi.Intanto, né il premier né il “rottamatore” alzano il tiro, perdurando la colpevole assenza di nuove politiche volte a una ripresa economica e di conseguenza, occupazionale. Dov’è la tanto auspicata riforma del sistema fiscale? Dove una vera politica industriale che rilanci l’economia interna? Quando si procederà a una riduzione del carico fiscale per pensionati e dipendenti?

“Sorprende – chiosa il segretario confederale della Uil Gugliemo Loy – che di fronte a questa tempesta ci sia qualcuno che pensa sia meglio chiudere l’ombrello della cassa integrazione anziché rafforzarne la capacità di protezione”.

Incalza Cesare Damiano, presidente Pd della Commissione Lavoro alla Camera: “Il nostro mercato del lavoro è infatti segnato da un eccesso di flessibilità e di precarietà e gli ultimi dati dell’istat ci segnalano un aumento spaventoso della disoccupazione, nonostante deregolazioni e incentivi. Il punto dal quale partire non è una nuova riscrittura delle regole, ma quello della spinta allo sviluppo e al sostegno dei settori strategici dell’economia”.

Insomma, non ci siamo su nessun fronte. Né quello del governo (la brutta vicenda dei 150 euro fa perdere la faccia all’esecutivo e accende la miccia delle rivendicazione di altri settori), né quello del “bombardiere” Renzi, il quale sciorina proposte sapendo che tanto … non passano, così per fare bella figura, incolpando poi (tutti) gli altri del fallimento. La nuova vessazione in arrivo, quella della mini-imu – aumenta la rabbia e il disorientamento della gente, il solco fra cittadini e istituzioni. Pare proprio ci sia una corsa a chi fa peggio.

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Non sono dimostrazioni di severità e rigore, bensì errori che denotano debolezza e soprattutto distruggono le basi di consenso senza le quali nessuna istituzione può reggere. I fautori della cosiddetta anti-politica ringraziano perché c’è chi si preoccupa di fare la campagna elettorale per loro. In vista delle elezioni europee e oltre”.

Vale per Silvio Berlusconi e per Beppe Grillo. Vale anche per Matteo Renzi?