Letta e Renzi, il “gatto e la volpe”?

Sarà pure tutto in ordine ma niente è a posto in questo governo dove non si sa chi decide e comanda, con un premier che gioca a fare lo statista ma di fatto rischia di essere un re travicello, con il Pd – maggior partito della maggioranza fantasma – dalle mille maschere, indecifrabile.

Il pasticcio degli insegnanti – lasciamo stare per carità di patria quello della tassa sulla casa – è emblematico del caos che regna nell’esecutivo e dello stato del Partito Democratico che è al governo (con premier e ministri!) ma si comporta come fosse all’opposizione, o peggio, come non esistesse.

Tagliamo corto sulla beffa di Saccomanni che spenna i docenti (non intaccando i privilegi delle mille caste) e lasciamo la parola a Massimo Gramellini sulla Stampa di oggi: “Nessuno mette in dubbio la coscienza integerrima del funzionario ministeriale, immancabilmente solerte, che accortosi della contraddizione ha provveduto a porvi rimedio. Ma uno immagina che sopra i funzionari sieda ancora qualche politico in grado di capire la differenza tra un atto dovuto e un atto punitivo. Era proprio il caso di infliggere questa umiliazione a persone sottopagate che quotidianamente impediscono al catorcio scolastico di inabissarsi, trascorrendo le notti a correggere i compiti e i giorni a fare collette per la carta igienica? E un governo a maggioranza democratica può essere così autolesionista da prendere a sberle la categoria che rappresenta il nocciolo duro dell’elettorato democratico? È ciò che si è chiesta, tra gli altri, la nuova segreteria del Partito democratico. A conferma che la situazione politica è ormai surreale, e il Pd domiciliato al governo e quello uscito vittorioso dalle primarie hanno in comune solo l’omonimia”.

Ora, la nuova agenda di governo già annunciata dal premier nel corso del dibattito sulla fiducia lo scorso mese di dicembre non si sa che fine farà dopo che lo stesso Letta è da ieri impegnato in un giro di consultazioni con i partiti di maggioranza per ridiscutere … la stessa agenda, di fatto per capire le reali intenzioni di Matteo Renzi, il più solerte e pericoloso cecchino del governo.

Pare di assistere al gioco dell’oca, cioè una presa in giro per tutti gli italiani, cui il ministro Saccomanni da una parte promette l’uscita dal tunnel e dall’altra lancia secchiate di acqua gelata, come dimostra la vicenda degli insegnanti. La situazione è sempre più paradossale e – ripetiamo – il Pd non può proseguire in questo suo gioco delle tre carte, forse non dettato da una strategia decisa a tavolino, ma frutto solo di confusione e caos interno.

Di certo, è più facile rottamare qualche dirigente e funzionario che cambiare nel profondo l’identità e il modo di agire di un partito come il pidì, ben lontano dall’aver acquisito la capacità del partito di governo, tanto meno quella di partito “di lotta e di governo”, dedito ai suoi gazebo e alle sue primarie. Renzi insiste usando battute e clava ma, oltre che a sollevare polveroni e a accentuare i contrasti interni, non pare che tale tattica produca effetti positivi nel partito e nel governo, lasciando nell’opinione pubblico un senso di ulteriore insoddisfazione e smarrimento.

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ Comporre sensibilità differenti non é impossibile, ma richiede una capacità di tessitura a cui Renzi non sembra interessato. Tuttavia la prospettiva di una leadership tutta personale, al di là dei vecchi partiti e del tutto trasversale nell’opinione pubblica, pretende fuochi artificiali continui e un successo dietro l’altro, anche di tipo elettorale. Non è una strategia che contempli fasi di stanca e insuccessi. E questa invece é una stagione che richiede infinita pazienza e capacità di costruire”.

Come dimostra la storiaccia degli insegnanti – ma non sarà l’ultima – tutti i nodi vengono al pettine. Di questo passo non ci vuole molto a capire che il cappio si stringerà sui primi responsabili istituzionali e politici, Letta e Renzi. Per chi suona la campana?