Prove di dialogo Bossi-Pd alla Festa democratica di Firenze

Domenica 24 agosto 2008, una data che potrebbe segnare una nuova era nel dialogo tra gli opposti della politica italiana, il tutto nel nome del federalismo. O almeno questa è la nuova strategia di Bossi che, spalleggiato dal Ministro dell’economia Tremonti, sta cercando in ogni modo di aprire un canale privilegiato con il Partito Democratico,

di luca17



Domenica 24 agosto 2008, una data che potrebbe segnare una nuova era nel dialogo tra gli opposti della politica italiana, il tutto nel nome del federalismo. O almeno questa è la nuova strategia di Bossi che, spalleggiato dal Ministro dell’economia Tremonti, sta cercando in ogni modo di aprire un canale privilegiato con il Partito Democratico, anche a dispetto di Berlusconi.

E così ieri sul palco fiorentino della Festa democratica abbiamo assistito finalmente a un qualcosa che per troppo tempo in Italia è rimasto lettera morta: una civile discussione sul futuro economico del paese e in particolare sull’impatto della regina di tutte le riforme, da sempre al numero uno del programma del Carroccio, l’eternamente rimandato federalismo fiscale. Erano presenti Bossi e Calderoli, oltre a Tremonti, e per parte democratica Bersani e Chiamparino, quest’ultimo in rappresentanza delle istanze amministrative locali in virtù della sua lunga esperienza da sindaco torinese.

A parte qualche trascurabile baruffa tra il pubblico, di cui vi abbiamo dato conto nell’articolo di Falcioni, va detto che l’iniziativa di Daniele Marantelli è stata un successo. Certo, le visioni sono molto distanti, soprattutto tra Bersani e Bossi, mentre da Chiamparino si è avvertita una maggiore apertura, segno, secondo Calderoli, che “Dialoghiamo bene con i sindaci, ma non con i dirigenti.” Mentre il Senatùr sottolinea che i primi cittadini conoscono meglio i problemi concreti mentre Bersani “Immagino faccia la sua parte in commedia”.

Foto: Il Giornale

Può essere, ma è anche comprensibile che lo stato maggiore Pd difenda le sue politiche ex-governative e rappresenti una diversa posizione riformista; Bersani comunque per quanto criticabile è pur sempre uno dei pochi, se non il solo, ad aver messo la faccia nell’unico tentativo di riforma del governo Prodi, e questo gli va riconosciuto. Ecco perché quando Tremonti invoca in modo roboante un “nuovo compromesso storico” per rimettere a posto i conti del paese ci sta anche che l’ex-ministro gli risponda a tono di “lasciare a me fare la sinistra”.

In definitiva rimane l’incipit bossiano: “E’ la prima volta che si parla di federalismo fuori dalle cortine fumogene, possiamo andare avanti”. Che sia un benevolo auspicio o qualcosa di più concreto, nel paese della politica da tifo pallonaro è pur sempre meglio di niente, e l’impressione è suffragata dai toni positivi riscontrabili negli stessi commenti democratici al convegno. Staremo a vedere.