Rugby&Comunicazione – L’onestà intellettuale di quei pennivendoli pieni di bile che non hanno capito nulla di sport

Bella la rassegna stampa nel dopo Italia-Nuova Zelanda. Simpatici i commenti di giornalisti, opinionisti su carta stampata, radio, televisioni. I colleghi del calcio, infatti, quasi all’unisono hanno cercato di denigrare l’evento di San Siro, di descriverlo come una carnevalata, come un oltraggio al dio-calcio. Sport brutto il rugby, valori fasulli quelli ovali, patetica sceneggiata mediatica

Bella la rassegna stampa nel dopo Italia-Nuova Zelanda. Simpatici i commenti di giornalisti, opinionisti su carta stampata, radio, televisioni. I colleghi del calcio, infatti, quasi all'unisono hanno cercato di denigrare l'evento di San Siro, di descriverlo come una carnevalata, come un oltraggio al dio-calcio. Sport brutto il rugby, valori fasulli quelli ovali, patetica sceneggiata mediatica la presenza di 80.000 spettatori. Per il non-rispetto che provo per loro, non li degno neanche di una citazione. Ma alla Rai, su La7, su Radio Deejay, su Il Giornale, su Il Corriere della Sera (e non solo loro) sanno di chi parlo. Anche se poi dicono che era ironia la loro. Ma, in quel caso, forse significa che non sanno proprio scrivere.

Per contrasto, quindi, cito un giornalista sportivo diverso da lorsignori. Cito un giornalista di calcio che sabato c'era (e non ha scritto il suo pistolotto da casa, come altri). Francesco Facchini (non a caso tra i miei link consigliati qui a fianco) di rugby non ne sa molto, non lo segue, non è un appassionato né un tifoso. Ma è uno sportivo, uno che ama lo sport senza distinzioni. Non è un pennivendolo al soldo dei padroni del calcio e non ha bisogno di raccontare bugie per nascondere un successo. Ecco le sue sensazioni di sabato.

"Sabato ero anche io fra gli 80 mila di San Siro estasiati per Italia-Nuova Zelanda. Uno spettacolo intenso, bello, pieno di feste e sorrisi. Ho pensato, irrimediabilmente, alle solite domeniche di calcio e non mi sono mancate. Per nulla. Ho pensato alle schiere di poliziotti in tenuta di guerra che guardano in cagnesco la folla che entra negli stadi ogni domenica. Non mi sono mancate. Ho pensato ai fumogeni, ai bengala, alle bombe carta, ai morti, agli sparati negli autogrill, alle croci celtiche, ai cori razzisti, ai "buuhhh", alla tessera del tifoso che ci scheda tutti come cani, come bestie da macellare. Tutte queste cose non mi sono mancate. Per nulla. Ho pensato alle fighette veline dei calciatori, alle polemiche arbitrali, ai gossip, ai cazzotti che questo avrebbe dato a quello, alla risposta del padre di quello che se la ride, ai congiuntivi saltati, all'ignoranza crassa dei calciatori. Tutte queste cose non mi sono mancate. Per niente. Poi ai sondaggi, alle nazionali, ai soldi buttati dalla finestra quando molta gente normale perde il lavoro e non ce la fa a campare, alle ricchezze di questi "Mida" della pelota che sono offensive, alla mancanza di rispetto, al "tutto si può comprare", alle promesse tradite, alle veline esibite, alle famiglie sparite dagli stadi. Tutte queste cose non mi sono mancate.
Il motivo? Sono stato in uno stadio con 80 mila persone: senza poliziotti, senza barriere, senza buuhh, senza fischi, senza odio, senza croci celtiche, senza ignoranza, senza congiuntivi saltati, senza divieti, senza tessere del tifoso, senza pregiudizi, senza paure. Il problemino è uno solo. La partita… era di rugby. Un calcio nei palloni al becero calcio".

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