Trapani, arrestato il numero due di Cosa Nostra, latitante dal 1996

Ieri pomeriggio è stato catturato Domenico Raccuglia, considerato il numero due di Cosa Nostra, ricercato dal 1996. Era ricercato per omicidi, mafia, rapina ed estorsione, dopo essere stato condannato a tre ergastoli, uno per l'assassinio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, rapito per far ritrattare il padre e poi strangolato e sciolto


Ieri pomeriggio è stato catturato Domenico Raccuglia, considerato il numero due di Cosa Nostra, ricercato dal 1996. Era ricercato per omicidi, mafia, rapina ed estorsione, dopo essere stato condannato a tre ergastoli, uno per l'assassinio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, rapito per far ritrattare il padre e poi strangolato e sciolto nell'acido.

Quarantacinque anni, detto "il veterinario", o "il dottore", a causa della sua passione per gli animali, è stato trovato dagli agenti della sezione catturandi della squadra mobile di Palermo mentre si nascondeva in un rifugio trovato da pochi giorni, a Calatafimi, in provincia di Trapani.

L'uomo si nascondeva in un'abitazione all'interno di una palazzina, i cui proprietari, compiacenti, sono stati arrestati al termine delle indagini. Sarebbe stato tradito dalla televisione, che si è accesa qualche minuto dopo che i due erano usciti, rivelando la sua presenza alle forze dell'ordine che sorvegliavano il condominio.

Da killer al servizio di Giovanni Brusca, Raccuglia aveva esteso il suo controllo da Altofonte, paese d'origine in provincia di Palermo, fino al confine con il Trapanese.

Il criminale è sempre riuscito a sfuggire alla cattura, fino ad ora, nonostante che i magistrati sapessero che da dieci anni, a giugno, la moglie partiva dal paese per trascorrere le vacanze estive col marito latitante. L'ex latitante è persino riuscito a divenire padre per la seconda volta l'anno scorso. 

Quest'estate, per la prima volta, Maria Castellese era rimasta in paese: i carabinieri avevano cercato il latitante nel monastero di Piana degli Albanesi, e qualche giorno dopo un informatore aveva riferito che il boss era riuscito a scappato all'ultimo minuto, travestito da frate.

Il presidente della Camera Fini si è congratulato con i responsabili dell'operazione, definendo l'arresto del boss Raccuglia come "un evento importantissimo e un'ulteriore vittoria dello Stato sulla criminalità organizzata", oltre che "un successo dello Stato e della democrazia che testimonia l'importanza di proseguire con determinazione nella lotta alla mafia e a ogni forma di criminalità organizzata".

Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, che ha coordinato le indagini, ha descritto il caso come "molto difficile perché Raccuglia si è dimostrato attento e accorto nella gestione della sua latitanza e lo dimostra il fatto che l'arresto è avvenuto fuori dalla sua zona, in un'area più tranquilla". Ora all'interno di Cosa nostra "assumono maggiore importanza Nicchi a Palermo e Messina Denaro a Trapani. Raccuglia era l'uomo cuscinetto che controllava i territori fra Palermo città e la provincia di Trapani".