Dennis Rodman di nuovo in Corea del Nord: con lui altri ex cestisti Nba

L’ex cestista di Chicago Bulls e Los Angeles Lakers torna a Pyongyang dall’amico Kim Jong-un: questa volta con gli amici Vin Baker e Cliff Robinson, giocheranno una partita in Corea

Aggiornamento 7 gennaio, ore 21:00 – Fa molto scalpore negli Stati Uniti la terza visita di Dennis Rodman in Corea del Nord, una missione della “diplomazia del basket” che l’ex campione NBA sostiene di stare attuando, grazie all’amicizia che lo lega al dittatore nordcoreano. Intervistato quest’oggi dalla CNN Rodman ha grossolanamente glissato, prima di arrabbiarsi sul serio, sulla gestione del potere da parte di Kim Jong-un e sulla repressione del governo nordcoreano.

La verità è che Rodman pare non essere minimamente intenzionato a comprendere il merito “diplomatico” delle sue iniziative, probabilmente anche grazie ai dollari che il dittatore sborsa per organizzare una partita tra ex-stelle NBA e i suoi campioni della rivoluzione.

Dennis Rodman in Corea del Nord: con lui altri ex cestisti Nba

C’è da scommetterci: qualcuno pagherebbe profumatamente per rivedere sul parquet i piedoni di Dennis Rodman, uno dei più forti rimbalzisti nella storia della Nba, o quelli di Vin Baker, o Cliff Robinson. Perchè vi parliamo di questi tre ex cestisti americani su Polisblog?

Perchè la notizia, che infiamma gli animi sia negli Stati Uniti che in Corea del Nord, è paradossalmente da politica estera: Dennis Rodman è atterrato poche ore fa a Pyongyang (lasciata solo il 19 dicembre scorso per fare ritorno negli Stati Uniti), in compagnia dei due ex colleghi di palla a spicchi. Lo scopo del viaggio è partecipare a una partita di pallacanestro tra Corea del Nord e Stati Uniti in occasione del compleanno del leader Kim Jong-un, che si suppone cada l’8 gennaio anche se la data non è mai stata confermata ufficialmente.

Con il “caro Leader” coreano Rodman vanta un’amicizia di lungo corso: ospite più volte di Kim, che parla perfettamente inglese, l’ex cestista americano, famoso per il suo look che è definito “sopra le righe” da un occidentale (figurarsi la meraviglia di un nordcoreano), le continue fughe di Rodman a Pyongyang (non sono molti i cittadini statunitensi che possono vantare di aver messo piede in Corea del Nord) rientrano in quella che l’ex cestista definisce “la diplomazia del basket”.

“La gente dice tante di quelle cose negative sulla Corea del Nord, e io voglio che il mondo capisca che invece non è così male […] Di Kim io so solo che per me è un tipo simpatico: quello che lui fa a livello politico non mi riguarda. Sono solo un atleta che vuole andare in Corea del Nord e giocare una partita che tutto il mondo possa guardare. L’incontro vuole essere un’occasione per unire i due paesi; io sono qui solo per una cosa: giocare una partita per il compleanno di Kim.”

ha spiegato lo stesso Dennis Rodman ai cronisti prima di imbarcarsi per Pyongyang.

Il Dipartimento di Stato americano si è affrettato, inutilmente, a sottolineare come l’ex cestista non rappresenti in alcun modo la politica estera statunitense (bastava guardarne la camicia per intuirlo): i colleghi che accompagnano Rodman, Vin Baker e Cliff Robinson, riallacceranno anch’essi le scarpe da basket sul parquet di Pyongyang.

Un evento storico, il ritorno in campo dei tre, che certamente avrà avuto un costo notevole per il viziatissimo Kim, che proprio poco prima del secondo viaggio di Rodman in Corea (a metà dicembre) fece arrestare e giustiziare lo zio Jang Song-thaek, figura centrale nel partito dei lavoratori della Corea del Nord accusato di alto tradimento, corruzione e vita smodata. Un po’ la vita che a Kim, in qualità di caro Leader, è invece permessa.

Foto © Getty Images

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