Germania: La Grosse Koalition si divide sull’immigrazione bulgara e rumena

Scontro tra Csu ed Spd sulla libera circolazione dei lavoratori dell’est

Nonostante l’intesa raggiunta su welfare e politiche europee, la Grosse Koalition non incomincia il nuovo anno all’insegna dell’armonia. I democristiani bavaresi della Csu e la Spd hanno subito mostrato forti divergenze in materia di immigrazione.

Dal 1°gennaio è possibile la libera circolazione di lavoratori bulgari e rumeni all’interno dell’Unione Europea, senza eccezioni (come era in precedenza). Dunque, ora anche Gran Bretagna e Germania dovranno adattarsi ad accogliere un probabile nuovo flusso di immigrati. Questo non poteva non far esplodere tutte le contraddizioni tra conservatori e socialisti che, pur perfettamente d’accordo sulle ricette di austerity da imporre agli stati della Ue, non hanno una visione comune in materia di immigrazione.

Ad accendere la miccia delle polemiche è stata la Csu, tradizionalmente su posizioni più conservatrici rispetto al “partito gemello”, Cdu. I cristiano sociali hanno lanciato una campagna anti-immigrazione, il cui slogan è: “Chi imbroglia se ne vola via“. Ma quale sarebbe l’imbroglio?
A spiegarlo è Peter Gauweiler, vicepresidente del partito bavarese: “da noi arriva gente che vuole trarre profitto dal nostro sistema sociale, a dispetto del fatto che ciò é vietato dal diritto europeo e da quello tedesco“.

Tale presa di posizione si è attirata subito il consenso di parte della stampa, ma anche di un pezzo della Cdu. A tale proposito, il cristiano democratico Elmar Brok, presidente della Commissione Esteri del parlamento di Strasburgo, ha dichiarato al domenicale Welt am Sonntag: “gli Uffici stranieri tedeschi attendono troppo tempo prima di espellere gente che vuole ottenere prestazioni sociali senza avere un’occupazione regolare. Se le autorità fossero più rigorose contro gli abusi del nostro sistema sociale, ciò avrebbe una funzione deterrente“.

Ma cosa vuole ottenere esattamente la Csu? In primo luogo, vorrebbe il divieto di qualsiasi tipo di prestazione sociale agli stranieri nei primi tre mesi di permanenza nella Repubblica Federale. E in secondo luogo, vorrebbe impedire il ritorno in Germania di coloro che si sono resi rei di “falsificazione di documenti” nei rapporti con l’amministrazione tedesca.

La risposta dei socialdemocratici non si è fatta attendere. Michael Roth, sot­to­se­gre­ta­rio agli esteri, ha rimproverato alla Csu di non sapere cosa sia la Ue; mentre Frank-Walter Stein­meier, ministro degli estri della Spd, ha rimarcato che non si può mettere in discussione il principio di libera circolazione perché sarebbe “lesivo degli interessi della Germania e dell’Europa“.

La maggioranza della Cdu, tuttavia, non sembra favorevole ad accettare l’impostazione dei cristiano sociali. Armin Laschet, vicesegretario del partito della Merkel, ha dichiarato che i bulgari e i rumeni potranno entrare in Germania solo se provvisti di lavoro, dunque la polemica dei democristiani bavaresi è priva di fondamento. Inoltre Laschet ci ha tenuto a specificare che “l’immigrazione da Roma­nia e Bul­ga­ria è un van­taggio per la società tedesca in via di invec­chia­mento“. La cancelliera, vittima oggi di un piccolo incidente, preferisce invece tacere, ma questo non sorprende. La Merkel preferisce non entrare in polemica con nessuno dei suoi alleati: tenere in piedi i difficili equilibri della Grosse Koalition è un obiettivo prioritario.

I tedeschi vivono una situazione economica più positiva rispetto a quella di atri popoli dell’Unione. Tuttavia il malessere sociale non manca, e componenti populiste e nazionaliste sono ben radicate anche nel “paese guida” della Ue. La propaganda razzista dell’ “immigrato parassita“, che vuol farsi mantenere dal buon contribuente teutonico, ha attecchito soprattutto in alcuni Länder tradizionalmente conservatori come la Baviera.
Ad aggravare le tensioni sull’immigrazione è stata la crisi dei debiti sovrani di molti paesi della Ue. Ciò ha prodotto 400mila arrivi nel 2013, un numero così alto non si registrava da vent’anni. La più alta quota di immigrati è arrivata dalla Polonia, con l’Italia al terzo posto dietro la Romania, ma davanti a Ungheria e Spagna.